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08.06.2009 | Parcheggi.it

AIPARK, L’IMPORTANZA DI FARE CULTURA DEL PARCHEGGIO

Un importante elemento del sistema - mobilità considerato ancora di nicchia, scarsamente conosciuto da cittadini e autorità e non ancora visto come aggregante nell’ambito dei servizi”. Così Marco Medeghini, dallo scorso gennaio presidente AIPARK, fotografa l’attuale ruolo del parcheggio in Italia.
Ma è proprio a partire da queste criticità che è possibile muoversi e lavorare per dare una svolta alla situazione: con più comunicazione, più occasioni di confronto fra gli operatori del settore, più ricerca e con un sistematico coinvolgimento dei Comuni “ che – puntualizza il neopresidente – non solo sono fra i maggiori interlocutori degli associati AIPARK, ma che sono identificati dai cittadini come i veri gestori dei parcheggi”.
Il parcheggio: un tassello imprescindibile se si parla di gestione della mobilità urbana, che pure soffre di una serie di problemi di natura amministrativa, politica ed economica.
Il raffronto con il resto d’Europa, dati alla mano, parla chiaro. L’Italia vive il paradosso di essere il secondo Paese europeo con il maggior numero di auto e, nel contempo, quello con il minor numero di parcheggi. Le cifre sono a dir poco eloquenti. La media europea relativa all’utilizzo delle auto è del 35%, e si tratta peraltro di un dato in calo; quella italiana è del 60%, ed è in crescita. L’italiano medio, insomma, non sa rinunciare a spostarsi su quattro ruote, e snobba mezzi pubblici (l’utilizzo è del 20%, contro una media europea del 40%) così come soluzioni salubri ed ecologiche come la bicicletta o…le proprie gambe (uso del 20% contro una media del 25% in crescita).
Il quadro è piuttosto desolante: le auto abbondano, i parcheggi scarseggiano e i mezzi di trasporto alternativi sono, anche per motivi strutturali, sottoutilizzati. Ci si lamenta, ma guai a creare nuovi parcheggi! “A quel punto – commenta Medeghini – c’è sempre qualche comitato che si oppone alla costruzione. Capisco gli ambientalisti, ma faccio fatica, in verità, a comprendere la gente comune, che non si rende conto che, senza parcheggi, le aree cittadine rischiano di spopolarsi”.
Questa strenua opposizione, in realtà, ha un eloquente acronimo mutuato dal linguaggio d’Oltreoceano, Nimby (che sta per “not in my backyard”, ossia “non nel mio cortile”). Questo atteggiamento coinvolge sia i cittadini, sia i commercianti, che troppe volte non hanno la lungimiranza di comprendere come, a un periodo limitato di fastidio causato dai lavori di costruzione, possa seguire una seconda fase di riqualificazione e di maggior afflusso di persone e potenziali clienti nella zona interessata.
Insomma, la prima evidenza è che per l’italiano medio il parcheggio sia visto come mero ricovero di auto, non come parte di un più ampio sistema. E ciò di certo non aiuta. Ma a questo punto resta ancora priva di riposte la domanda più ovvia. Perché in Italia non si costruiscono parcheggi in struttura?
Il primo ostacolo è rappresentato dalla mancanza di risorse economiche, specie se si considera che il costo di un posto auto in struttura va dai 10 ai 15.000 euro. Il secondo risiede nella scarsa conoscenza del settore da parte delle amministrazioni, che non si rendono conto di come la costruzione di un parcheggio non sia un modo come un altro di fare facili quattrini, ma un progetto da integrare a un sistema di mobilità ad ampio respiro che assicura ritorni economici nel lungo periodo. Per questo motivo, e per innumerevoli altri ostacoli di natura burocratica o strettamente legata all’area di costruzione (ricordiamo i reperti archeologici che abbondano nell’italico sottosuolo) sono anche troppi i parcheggi cominciati e mai terminati, con lo sperpero di denaro che ciò comporta.
Come superare questa situazione? Intanto sarebbe necessario che gli enti locali cominciassero a concepire il parcheggio come elemento inserito in un piano di mobilità coerente, rispettando la legge Tognoli ( in virtù della quale i proventi ottenuti dalla sosta su strisce dovrebbero essere impiegati per la costruzione di nuovi parcheggi n.d.r): a investire, insomma, così come si sta facendo per le sempre più numerose rotonde. Il governo dovrebbe quindi elaborare una normativa ad hoc per i parcheggi, considerandoli alla stregua di infrastrutture della mobilità e incentivandone la realizzazione tramite leve fiscali; i cosiddetti stakeholder, infine, ossia commercianti e cittadini, dovrebbero essere stimolati, tramite un’adeguata divulgazione della “cultura del parcheggio”, che inducesse i primi a coglierne finalmente i vantaggi per il loro business, e i secondi a non considerarli un pernicioso balzello che le amministrazioni fanno incombere sulle loro spalle, ma come un utile, indispensabile servizio.

Fare cultura del parcheggio. Un progetto ambizioso, per sviluppare il quale il contributo di AIPARK sarà determinante. Ancor più determinanti saranno dunque il peso, sempre maggiore, che l’associazione dovrà acquisire e le sue modalità di comunicazione. “Attualmente – osserva Medeghini – AIPARK conta oltre e poco più di un centinaio di importanti iscritti; in realtà le società che in Italia gestiscono o gravitano attorno ai parcheggi sono molte di più. Ecco il motivo per cui, in futuro, dovremmo riuscire a coinvolgerle, così come dovremmo ampliare l’organico degli associati facendo entrare in AIPARK i Comuni. Non solo – aggiunge il neopresidente – sarebbe bene che si approfondisse il dialogo, o forse anche qualcosa di più, con altre associazioni, come per esempio quelle che rappresentano i gestori dei garage-autorimesse cittadine. In fondo, più posti ci sono, meglio è per tutti”.
Per quanto concerne la comunicazione, il programma dell’associazione prevede di agire su più fronti; oltre a consolidare la propria visibilità su tv, radio e carta stampata, s’intende individuare più soci quali rappresentanti e testimonial dell’associazione, in modo tale da prendere parte con più frequenza a manifestazioni nazionali di carattere sia tecnico, sia culturale.
Quanto ai mezzi di comunicazione veri e propri, il sito web www.aipark.org sarà a breve rinnovato, con un forum che assicuri un costante scambio d’informazioni fra gli associati, più ricchezza di news e di materiale didattico.
Passando agli aspetti più tecnici legati al parcheggio, si è stabilito di promuovere molte attività dei comitati tecnici (dalle nuove norme di sicurezza antincendio alle linee guida per la progettazione di parcheggi in struttura, dall’esame delle problematiche legate alla sosta su strada alla ricerca sui parcheggi più validi d’Europa finalizzata a comprendere i motivi per cui non possono ancora essere replicati in Italia, per giungere fino allo studio delle principali novità tecnologiche legate agli impianti operativi e gestionali, prevedendo anche una collaborazione con gruppi di lavoro tecnici in ambito europeo).
Anche per quanto riguarda i problemi legali e fiscali si valorizzerà il ruolo della commissione che diventerà un vero e proprio comitato giuridico amministrativo; sarà inoltre nuovamente valorizzato il Premio Qualità AIPARK che darà ampio risalto al miglior parcheggio e sistema di sosta nazionali. Nell’ambito delle tematiche, infine, ci si muoverà in modo tale che non si limitino a gravitare esclusivamente intorno al tema della sosta, ma che, in un’ottica di più ampio respiro, diano modo di confrontarsi riguardo al sempre più complesso e sfaccettato mondo della mobilità e della mobilità sostenibile in particolare.

F. Solari