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22.01.2009 | Parcheggi.it

CONTRASSEGNO EUROPEO DI PARCHEGGIO DISABILI

Nel 2006 abbiamo lanciato sul nostro sito una campagna di sensibilizzazione al rispetto dei posti riservati alle persone con disabilità, preparando anche un disegno scherzoso (“Se vuoi il mio parcheggio, prenditi anche il mio handicap”) da applicare sulle vetture “malandrine” che occupano senza diritto i parcheggi in questione.

In questi due anni sembra che poco o nulla sia cambiato: il problema del parcheggio, spauracchio di tutti gli automobilisti, risulta sempre in testa alla classifica anche per quelli con difficoltà motorie.

Il contrassegno viene frequentemente utilizzato in maniera inappropriata (la vettura è di un disabile, ma la guida qualcun altro, oppure il disabile non è in quel momento a bordo), è scaduto od addirittura contraffatto.

E’ anche successo che i parenti di un disabile defunto usassero il contrassegno per andare a trovarlo al cimitero!

A volte le piazzole sono occupate da persone che neppure hanno il contrassegno, magari con le "quattro frecce" ad indicare una sosta brevissima che brevissima non è…

Il problema deriva, in parte, dalla carenza di parcheggi, ma soprattutto da una totale mancanza di sensibilità nel rispettare le esigenze di chi disabile lo è davvero.

Certo, di solito è possibile per le persone disabili parcheggiare anche nelle zone dei residenti pur non essendo residenti, chi ha il contrassegno spesso non paga nei parcheggi a pagamento… si tratta sicuramente di stimoli ad usare il contrassegno di un parente o contraffatto.

Le amministrazioni promettono provvedimenti e fondi e cercano (a volte) di mantenere, ma l’avvicendarsi delle Giunte, i tagli ai bilanci e mille altre cose distraggono sempre l’attenzione da quello che invece dovrebbe essere un impegno importante.

Purtroppo la bassa informatizzazione e il poco dialogo tra i vari uffici (anagrafe, rilascio permessi, polizia municipale e così via) non consentono un aggiornamento in tempo reale degli elenchi dei permessi rilasciati, rallentando di conseguenza anche i controlli e la possibilità di punire gli abusi.

A volte a mancare è solo la buona volontà… con le ultime nevicate sono state molte le segnalazioni di parcheggi a strisce gialle rimasti ingombri di neve per giorni e giorni senza che si provvedesse alla loro pulizia.

Non sarebbe male quindi che all’interno del progetto relativo all’idea di liberare dalle barriere architettoniche 12 località italiane a vocazione turistica di cui, Michela Vittoria Brambilla, durante la sua audizione in commissione Attività produttive della Camera, si propone di identificare per avviare un "adeguamento strutturale” al fine approfondire e sviluppare un sistema di turismo accessibile a tutti, disabili compresi, fossero inserite regole uniformate per l’utilizzo dei contrassegni e contravvenzioni “salate” per chi utilizza i parcheggi disabili senza averne diritto.
Tutto questo anche pensando alla realizzazione di parcheggi consoni alle esigenze di chi si muove in carrozzella, con o senza accompagnatore: dovrebbero essere situati in zone strategiche con rampe di accesso ed ascensori adatti, eventuali collegamenti a mezzo navetta adeguati, servizi igienici ad hoc e chi più ne ha più ne metta.

I disabili automobilisti stanno aumentando (sono ormai molte le case produttrici che propongono vetture adattate, ed alcuni concessionari prevedono anche auto di cortesia o a noleggio) ed è quindi doveroso provvedere in merito.

In Italia, nel Novembre del 2003 l’Anglat (Associazione Nazionale Guida Legislazione Andicappati Trasporti) ha presentato al Governo e Parlamento una proposta di legge per la riforma del contrassegno invalidi, per uniformare questo documento all’interno del nostro Paese (il tipo di cartellino e le modalità di rilascio variano anche da Comune a Comune) nonché a quelli del resto d’Europa; in questo modo dovrebbe essere più semplice anche verificare se l’utilizzo del parcheggio riservato è giustificato o meno e si garantirebbe una maggiore mobilità anche ai cittadini disabili.

A questo proposito, nel marzo dello scorso anno è stato finalmente approvato dal Consiglio dell’Unione Europea (le raccomandazione in merito risalgono al 1998 ed al 2003) un contrassegno che consente ad un disabile di beneficiare delle facilitazioni concessegli dallo Stato in cui risiede anche negli altri Paesi dell'Unione. La documentazione al seguente link http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=432&langId=it Tra le iniziative rivolte ai disabili viene promossa una campagna per promuovere la conoscenza di tale contrassegno, nonché le caratteristiche richieste di uniformità (misure, colore, plastificazione, indicazioni riportate) in tutti gli Stati per essere facilmente riconoscibile ed utilizzabile.

Questo contrassegno deve essere rilasciato dai singoli Stati, in base alla propria definizione di disabilità.
Non vengono quindi modificate le norme nazionali per il rilascio dei permessi di parcheggio per i disabili, che potranno però essere maggiormente autonomi all’interno dei paesi della UE.

Iniziativa lodevole che – si spera – sarà adeguatamente pubblicizzata, soprattutto per quel che riguarda tutte quelle informazioni che serviranno ad utilizzare proficuamente il proprio contrassegno: sul sito web della Commissione Europea le sole informazioni per il momento disponibili in lingue diverse dall’inglese sono quelle sull’esistenza del contrassegno mentre il libretto con le indicazioni relative all’uso dei parcheggi riservati ai disabili nei singoli Stati (norme di utilizzo degli stalli, pagamento, esenzioni, orari etc. etc.) ed altre notizie che possono rivelarsi fondamentali per non rovinare un viaggio, sia esso di lavoro o di svago, sono per l’appunto in sola lingua inglese.

Potrebbe essere una buona idea preparare tali libretti nelle singole lingue d’appartenenza, in modo da consentire al disabile l’utilizzo del contrassegno nel modo più corretto possibile senza incorrere in equivoci e problemi.

E, già che si è sulla strada, prevedere almeno un sito in cui anche chi proviene da paesi extra-ue possa avere tutte le informazioni necessarie a potersi muovere in libertà pur essendo disabile.