Si fa sempre più caldo il tema della guida autonoma, e, a quanto sembra, si fa sempre più vicino il momento in cui potremo considerare la nostra auto alla stregua di un salotto: come del resto già facciamo quando ci troviamo in treno, o in aereo, godendoci un libro o la nostra playlist preferita su Spotify durante il viaggio (a meno di non incappare in compagni di viaggio molesti, ma questa è un’altra storia).

Sul sito intertraffic.com, il portale B2B di respiro internazionale dedicato ai professionisti che gravitano intorno al mondo della sosta, è stato recentemente pubblicato un interessante articolo che cerca di fare luce sugli scenari futuri legati al diffondersi dei veicoli dotati di funzioni autonome: scenari certo promettenti, ma che potrebbero mandare in crisi gli automobilisti di una certa età, che, a differenza degli attuali ventenni, non cresciuti sotto l’ala di connettività, smartphone e iPad.

Non solo: l’autore del pezzo, Richard Butter Column, responsabile eventi internazionali per Intertraffic, fa notare che non risolveremo mai i problemi legati alla congestione stradale causata dal traffico se, prima, non cambieremo mentalità. Le generazioni “senior”, in particolare, faticano ad abbracciare completamente i vantaggi che le nuove tecnologie ci mettono ormai a disposizione: lui stesso – racconta – pur possedendo una Mitsubishi Outlander dotata di diverse funzioni autonome come il controllo adattativo della velocità di crociera e l’assistenza alla partenza della corsia, confessa di scollegare ogni mattina quest’ultima a causa del suono fastidioso che emette quando l’auto attraversa la segnaletica orizzontale.

A corroborare la sua idea, Column cita anche l’esperienza di un amico, responsabile di una startup che si occupa nientemeno che di schede di servizio multimodali. Il manager guida l’ultimo modello di Audi “autonoma”, con oltre 100 funzioni di assistenza alla guida: dovendo viaggiare in compagnia del giovane figlio neopatentato, l’uomo si è reso conto che tutto è filato liscio finché hanno deciso di mantenere attivate tutte le funzioni della vettura. Quando però, ovviamente per mettere alla prova il ragazzo, le ha disattivate, ha mandato il giovane in crisi. Appare certo, tira le fila Column, che la nuova generazione cosiddetta “Z”, nata tra il 1995 e il 2012 è pronta per i veicoli autonomi perché ha una mentalità diversa rispetto a quelle che l’hanno preceduta.

Il gap fra vecchie e nuove generazioni non solo nell’approccio ai veicoli autonomi, ma addirittura in quello alla guida è evidenziato anche da Piero Longhi, con il quale abbiamo voluto ulteriormente approfondire l’argomento.

Pluripremiato campione di rally, ma anche docente di guida sicura in collaborazione con Aci, e, last but not least, grande appassionato di tecnologia, Longhi ormai da 6 anni utilizza per i suoi spostamenti veicoli a sola trazione elettrica.

 

“Ho iniziato nel 2012 con una Ampera, dotata di un motore ausiliario da 80 cavalli che fungeva da generatore di corrente una volta esaurita l’autonomia elettrica. Sono poi passato a una BMW I3, corredata invece da un motore più piccolo, da 30 cavalli, di derivazione motociclistica, che svolgeva la stessa funzione. Quest’auto aveva un’autonomia maggiore, di circa 100/120 chilometri. Dallo scorso ottobre, invece, utilizzo una Tesla, che mi assicura la possibilità di una guida assistita, e che è dotata di diversi dispositivi orientati a garantire la massima sicurezza”, spiega.

A proposito della vettura che sta facendo parlare di sé tutto il mondo (e in questo senso ha dato una grossa mano anche il recentissimo e spettacolare lancio nello spazio) il pilota ci ricorda che alcuni modelli, non ancora omologati in Italia, permettono una guida completamente autonoma, se tutti i sensori vengono attivati.

Quali i vantaggi e i limiti di questo tipo di vetture? “La possibilità di guida assistita rappresenta un passo avanti enorme in termini di sicurezza stradale – afferma Longhi – L’altra faccia della medaglia sta nel rischio che ci si affidi anche troppo alla sua tecnologia, cedendo alla distrazione”. Se l’auto, per esempio, frena da sola improvvisamente il rischio di tamponamenti è dietro l’angolo, come dimostrato dai tanti filmati visibili in Rete. I rischi possono farsi ancora più gravi, anzi, addirittura fatali: è già capitato che qualche automobilista si sia affidato alla propria vettura al punto di leggere il giornale a bordo e pagando questo eccesso di fiducia addirittura con la vita.

“La Tesla – ricorda comunque Longhi – è dotata di un sistema che avverte se non si tengono le mani sul volante”. Se non si “ubbidisce” il sistema esclude la guida assistita finché l’auto non viene riavviata. “Si tratta di un elemento in più di sicurezza che serve per avere sempre la situazione sotto controllo. Fra dieci anni, però, le cose cambieranno e ci sarà la concreta possibilità di guidare in modo completamente autonomo. Certo, le infrastrutture dovranno adeguarsi a questo grande cambiamento”, evidenzia.

 

A questo punto il pilota tocca un tasto sul quale noi di Parcheggi.it, per ovvie ragioni, insistiamo da un bel pezzo. Non solo le strade e le infrastrutture dovranno essere concepite in maniera diversa, infatti, ma anche i parcheggi, che, oltre a essere dotati di colonnine di ricarica (cosa sulla quale ancora siamo molto indietro, perlomeno in Italia), dovranno prevedere apparecchiature che s’interfaccino con quelle presenti a bordo per permettere alle auto di “parcheggiarsi da sole”: un vantaggio non da poco, che, come già abbiamo visto, consentirà di sfruttare molto meglio gli spazi disponibili nelle strutture di parcheggio, e che vedrà coinvolte aziende costruttrici di software e che è già in parte sperimentabile. Da questo punto di vista, in Italia, siamo ancora molto indietro. “Tesla ha creato una sua rete di colonnine, ma ancora grandi case automobilistiche come Audi, BMW e Maserati non le stanno al passo”, commenta Longhi.

E, a proposito di parcheggio, non possiamo dimenticare che alcune auto sono già in grado di provvedere in relativa autonomia. “Il modello di Tesla che possiedo può spostarsi fino a 12 metri, avanti e indietro, senza conducente, e dunque può essere parcheggiata in spazi molto esigui. Per sistemarla nel box, per esempio, si possono programmare radiocomandi azionabili tramite smartphone, che si attivano in autonomia se si parcheggia davanti al box rimanendo nelle vicinanze. A quel punto l’auto “apre” il box e vi si sistema all’interno; quindi il box si chiude”, spiega il pilota. Comodo, no?

Di certo, ma gli scenari futuri si prospettano ancor più fantascientifici, e l’aspetto delle auto cambierà radicalmente. “In Francia si prevede che, entro il 2040, le vetture elettriche avranno soppiantato quelle a benzina. Le nuove batterie potrebbero richiedere un tempo di ricarica di soli 9 minuti per garantire un’autonomia di 200 chilometri”, osserva Longhi. E il volante? Servirà o diventerà un inutile orpello? “Probabilmente il volante rimarrà nascosto; e i sedili si sposteranno in modo da poter essere disposti l’uno di fronte all’altro, proprio come se l’auto fosse un salottino”, prosegue.

I cambiamenti cui andremo incontro, come già accennato, saranno vissuti con grande naturalezza dai giovani, il cui modo d’intendere la guida – come ricorda Longhi – è già cambiato. “Il diciottenne di oggi non ha più, come una volta, la frenesia di prendere la patente, e vive la guida come una necessità, non un mero divertimento”. Complici i giri di vite che si sono susseguiti negli ultimi anni, dai limiti di velocità a quelli legati alla guida in stato di ebbrezza, la moderna gioventù si è data una regolata, ed è più interessata agli aspetti tecnologici che a quelli anche impropriamente ludici della guida.

Sistemi che assistono la guida e che presto saranno obbligatori su tutte le auto potranno, insomma, spiazzare gli automobilisti senior, che per mentalità faticano ad affidarsi all’auto e si sentono più al sicuro “governandola” con le proprie mani e appassionare i giovani, affatto infastiditi da questi e altri dettagli: come la costante richiesta di aggiornamenti dell’auto che compare periodicamente sullo smartphone, esattamente come quando il PC o il telefono ci martella… implorando un upgrade.