Torniamo a occuparci di un problema che ci sta particolarmente a cuore: quello legato all’abuso dei contrassegni per disabili, troppo spesso utilizzati da persone che godono di ottima salute. Evidenziando come, purtroppo, anche Oltreoceano si stia diffondendo in modo preoccupante.

Recentemente una testata di San Francisco, il San Francisco Chronicle, ha denunciato come il numero dei contrassegni per disabili, in California, sia più che raddoppiato negli ultimi dieci anni. Nello Stato sinonimo di spiagge, sole e giovani corpi scultorei e abbronzati, si registra a sorpresa un contrassegno ogni sedici abitanti: una cifra ragguardevole, dovuta alla crescente anzianità  della popolazione, ma anche a un’interpretazione assai libera del concetto di disabilità ; e dalla tentazione, sempre in agguato, di abusare del privilegio di non versare ‘oboli’ ai parcometri. Tant’è vero che, come riscontrato nelle città  di Oakland, San Francisco e San Jose, il numero dei falsi contrassegni ‘casualmente’ aumenta laddove il costo del parcheggio è più salato. Ma a farne le spese, come al solito, sono i veri disabili, che spesso trovano i parcheggi già  occupati.

Il caso più eclatante di abuso ha avuto luogo alcuni anni fa, quando ben 19 giocatori di football dell’Ucla sono stati colti in flagrante possesso di altrettanti falsi contrassegni. La pena? Severissima. Oltre a quella pecuniaria (una multa di 1485 dollari), i rugbisti sono stati infatti condannati a 200 ore di servizi sociali. Un sistema, quest’ultimo, che certamente converrebbe adottare anche in Italia, non solo perchè sacrosantamente giusto, ma anche perchè si rivelerebbe senz’altro un buon deterrente per tutti coloro per i quali il denaro non è un problema.

Al di là  di questo episodio, quel che è certo è che il numero di falsi contrassegni seguita a crescere: ‘beccare’ i colpevoli non è facile, ma la città  di San Francisco è molto ben attrezzata a questo scopo, grazie a una divisione espressamente dedicata al problema.

Da ottobre a marzo sono state 380 le persone punite con una multa di 500 dollari e, naturalmente, con la confisca del falso contrassegno. Edric Tennis e Chris Nichel, agenti veterani in questo tipo di controlli, lavorano spesso in coppia. E non sempre in uniforme, per passare inosservati e colpire in maniera più efficace. Per loro ‘ dicono- la lotta a questo tipo di truffa è, più che una questione di soldi, una questione morale: e talvolta si imbattono in situazioni grottesche.

Uno su tutti, il caso di Charles Austin, sessantenne fermato in Mission Street: alle domande dei due agenti circa il suo contrassegno, Austin ha risposto che stava guidando l’auto di un amico, e utilizzando dunque il suo contrassegno. Precisando, perà², di averne uno personale, a casa sua.

Per provarlo, Austin ha telefonato all’ amico facendosi dettare il numero del suo contrassegno: numero che, compiendo una verifica, è risultato cancellato in seguito ad una denuncia di smarrimento compiuta dallo stesso Austin e sostituito con uno nuovo, anch’esso denunciato.

La spiegazione del sessantenne a tutto cià²? Degna di Pierino di fronte alla maestra: ‘Il primo ‘ ha spiegato agli agenti ‘ è volato fuori dal finestrino. Il secondo è rimasto infilato nella portiera dell’auto, e non c’è stato verso di tirarlo fuori. Spontanea, a questo punto, la domanda degli agenti: ‘E allora come ha fatto il suo amico a leggerle il codice al telefono?’.
Fortunatamente, le bugie hanno le gambe corte. Anzi, cortissime: anche in California.

F.S.