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10.10.2013 | Parcheggi.it

CAMICI, PIGIAMI E …PARCHEGGI (PARTE 1)

Quello dei parcheggi – ci permettiamo di dirlo con una certa cognizione di causa – è un tema perennemente spinoso nel nostro Paese. Non manca giorno in cui, sulle pagine dei quotidiani dedicate alle cronache cittadine, non si affronti l’argomento da qualche angolazione. Il tema diventa, prevedibilmente, ancora più caldo se si fa riferimento ai parcheggi ospedalieri.

Perché, come è evidente, chi si trova nella condizione di doversi recare in ospedale lo fa, nel 99% dei casi (nascite di bebè escluse) per motivi poco piacevoli, se non addirittura drammatici; e anche chi ci lavora ha perlopiù a che fare quotidianamente con un impegno gravoso e turni massacranti. Questo per specificare che, da qualunque punto di vista si approcci la questione, questa si palesa immediatamente nella sua complessità.

Le sfaccettature del tema e le domande che apre sono numerose: gratuità o pagamento della sosta per i visitatori? Come regolamentare i posti auto per i dipendenti? Come ottimizzarne la gestione? Come contrastare la piaga, squisitamente italica, degli abusivi che pullulano come sciacalli nei paraggi dei nosocomi? È il caso di procedere con ordine e soffermarsi su questi aspetti, con l’aiuto di esperti del settore che si sono prestati a raccontare a Parcheggi.it la loro esperienza e a condividere con noi e con i lettori le loro riflessioni; senza la pretesa di liquidare in poche righe la questione o addirittura di risolverla, ma, perlomeno, con quella di fare un po’ di chiarezza.

Strisce blu esterne e posti auto interni a prezzi calmierati: una doverosa distinzione

Ascoltare la loro testimonianza ci è stato utile innanzitutto per mettere in chiaro che la tanto vituperata sosta a pagamento praticata all’interno di molte strutture ospedaliere non si può liquidare con la secca definizione di “tassa sul dolore”; termine, casomai, appropriato se si prendono in considerazione i numerosi parcheggi a strisce blu che gravitano intorno agli ospedali e che – quelli sì – praticano tariffe in alcuni casi eccessive.

Sul questo punto, in effetti, aveva già provveduto a un approfondimento il mensile Quattroruote, Bibbia degli automobilisti, che aveva per l’occasione coniato l’arguta espressione riferendosi all’eccesso di certe tariffe praticate dai parcheggi limitrofi agli ospedali.

L’autorevole magazine aveva evidenziato, a monte, la scarsità di posti auto destinati a utenti e visitatori in rapporto a quelli riservati ai dipendenti. Problema grottescamente aggirato dall’aumento del numero di strisce blu lungo le strade che circondano gli ospedali. Grottescamente perché, a ben vedere, le tariffe praticate da alcuni parcheggi a strisce blu adiacenti gli ospedali (si erano citati gli esempi del Sant’Orsola di Bologna, del San Martino e Galliera di Genova, del Santobono e del Monaldi di Napoli e del Civico di Palermo) appaiono esagerate; si tratta infatti di somme sovente vicine alla ventina di euro a giornata, cifra proibitiva per chi stenta ad arrivare a fine mese e comunque non irrisoria per chiunque.

La politica del San Martino di Genova: ordine, sicurezza, tracciabilità

Ciò che accade all’interno degli ospedali è diverso; anche se, a determinare la gestione della sosta concorrono vari fattori. “Molti ospedali – chiarisce subito l’architetto Alessandro Orazzini, direttore dell’unità operativa attività tecniche dell’ospedale San Martino di Genova – come nel caso del San Martino, sono stati costruiti oltre un secolo fa, quando quasi nessuno si spostava in auto e le esigenze logistiche erano di gran lunga diverse rispetto a quelle attuali; motivo per cui organizzare la sosta al loro interno appare particolarmente complesso”. Si tratta di una precisazione che è bene fare a monte, tenendo conto che in Italia sono davvero numerosi gli ospedali sorti nei primi anni del Novecento, se non prima. “La situazione cambia – prosegue infatti Orazzini – se ci si riferisce a ospedali costruiti di recente”. Non solo perché ovviamente calati a tutto tondo nelle esigenze legate alla moderna mobilità ma perché di dimensioni decisamente più piccole e, conseguentemente, molto più efficienti, in tutti i sensi.
“Il problema principale che si propone nelle aree di parcheggio interne agli ospedali è quello di mantenere l’ordine” - aggiunge Paolo Zanatta, presidente dell’azienda Sctraffic, specializzata in sistemi di controllo del traffico, nota fra l’altro per aver messo a punto il sistema Multihospital. “A ciò si aggiunge il fatto di doversi rivolgere a svariate categorie di utenti: dipendenti, fornitori, pazienti, disabili e persone disagiate; e infine utenti coinvolti nella sosta a rotazione, circa il 20% del totale. Si tratta perlopiù di persone che vanno a trovare i degenti, ma anche pazienti che devono sottoporsi a brevi visite o esami”.
Un popolo variegato, insomma, che brulica quotidianamente all’interno degli ospedali creando un traffico davvero ingente. Ordine, sicurezza, “tracciabilità” di chi accede ai nosocomi diventano dunque di rigore. Non solo. “La circolazione dei veicoli all’interno dell’ospedale – precisa Orazzini – deve essere il più possibile snella e disciplinata”.
A ciò si aggiunge l’esigenza di praticare tariffe più che eque, proprio in virtù della paricolare utenza che gravita in questi luoghi; e, per ragioni non dissimili, quella di non affidarsi esclusivamente a meccanismi automatizzati.

Automatizzazione? Sì, ma con giudizio

Non dimentichiamoci che, a questo riguardo, la cronaca più recente riporta casi ai confini della realtà. Le testate locali bergamasche, per esempio, riportavano non più tardi di un paio di mesi fa il caso di due fratelli letteralmente “intrappolati” nell’ospedale Papa Giovanni XIII di Bergamo. Il motivo? Semplice, avevano smarrito il ticket del parcheggio e non disponevano dei 40 euro necessari per ritirarne uno corrispondente e uscire dal parcheggio. Alla fine, grazie a un prestito, erano riusciti a rivedere la luce; ma l’episodio aveva messo in luce come un sistema interamente automatizzato, privo di operatori, basato su tariffe predeterminate, possa giocare scherzi davvero poco piacevoli”.
L’esempio di Genova, da questo punto di vista, è esemplificativo di una progettualità intelligente e, soprattutto realista. “Benché sia in programma da tempo la costruzione di un parcheggio interrato di fronte all’ospedale - spiega Orazzini - abbiamo deciso, per il momento, di riservare alla sosta degli utenti dell’ospedale 400 parcheggi a raso, prevedendo un servizio navetta elettrico che consente di raggiungere, anche nel caso in cui si sia trovato posto lontano, il proprio reparto” E i prezzi? “Abbiamo previsto la gratuità del parcheggio per le persone disabili e i pazienti in dialisi”. Chi accompagna un malato può entrare in ospedale e rimanervi sino a 20 minuti senza pagare nulla. Per gli altri utenti è previsto sì il pagamento, ma di cifre decisamente esigue: 1 euro per la prima ora, che va a scalare nelle successive. “In questo modo – chiarisce Orazzini – anche chi si reca in ospedale al mattino per sottoporsi a esami che, alla fine, lo impegnano per l’intera giornata, non arriva comunque a pagare 5 euro al giorno”.