A Como, nel quartiere di Ponte Chiasso, una manciata di stalli blu sta diventando un caso politico-amministrativo destinato a far discutere ben oltre i confini cittadini. Protagonista è via Pompeo Marchesi, una strada che fino al 2023 risultava classificata come privata dal Comune, ma che oggi viene trattata come pubblica per l’istituzione di otto parcheggi a pagamento.

Non è solo una questione di segnaletica orizzontale o di un parcometro installato: è un tema di certezza amministrativa, trasparenza degli atti e rapporto di fiducia tra ente pubblico e cittadini.

Origini del contenzioso: parcheggio strisce blu​

Il nodo nasce con l’installazione di strisce blu, cartelli e parcometro attivo. Un intervento che, secondo i residenti, contraddice una certificazione comunale del 21 novembre 2023 — firmata dal dirigente Luca Noseda — che definiva la via come “privata”, attribuendo la regolamentazione della sosta ai residenti stessi.

Storicamente conosciuta come “via privata Zappa”, dal nome dell’originario proprietario, la strada è sempre stata gestita come tale. Il 10 febbraio 2026 i residenti hanno depositato una petizione chiedendo:

  • la revoca immediata delle strisce blu
  • la sospensione dei controlli
  • la rimozione del parcometro
  • l’accesso agli atti aggiornati

Nel documento si parla apertamente di “monetizzazione indebita” dello spazio.

Il ribaltamento del Comune

Tra il 19 e il 22 febbraio 2026 il sindaco Alessandro Rapinese ha dichiarato la via pubblica, sulla base di nuove verifiche condotte dagli Uffici Mobilità e Strade. “Le risultanze smentiscono quelle precedenti: strisce blu e parcometro sono già attivi”, ha affermato. Secondo il Comune, dunque, la precedente certificazione sarebbe superata da nuove risultanze tecniche. Ma ai residenti non sarebbe arrivata alcuna comunicazione formale dettagliata che motivi il cambio di classificazione.

È questo il punto più critico: non tanto l’esito — strada privata o pubblica — quanto la modalità con cui il cambiamento è stato gestito.

Parcheggi strisce blu: se sono pubblici, perché è in degrado?

I residenti non contestano solo la tariffazione, ma sollevano una questione di coerenza amministrativa. La strada presenta:

  • fondo dissestato
  • assenza di marciapiedi
  • criticità nella raccolta rifiuti

Se la via è pubblica, chiedono, perché non è stata oggetto di manutenzione adeguata negli anni? E perché la prima azione concreta diventa l’introduzione della sosta a pagamento? Il Codacons ha definito la vicenda “inaccettabile”, invitando a verificare la legittimità della procedura e a tutelare i cittadini.

Strisce blu parcheggio​: il caso locale in una strategia più ampia

Il contenzioso si inserisce nella più ampia rivoluzione della sosta” avviata a Como: incremento delle strisce blu, 379 nuovi stalli a pagamento e tariffe che in centro arrivano a 3 euro l’ora. Ma via Pompeo Marchesi non è il centro storico. È una strada periferica, in un quartiere di confine vicino alla dogana svizzera, con una forte presenza di frontalieri e residenti che utilizzano l’auto per necessità quotidiane. Qui il tema non è la regolazione della rotazione commerciale, bensì l’equilibrio tra gettito e servizio.

Analisi: il rischio è la frattura istituzionale

Il caso evidenzia tre criticità strutturali.

  1. Trasparenza documentale – Un cambio di classificazione catastale o stradaria deve essere supportato da atti chiari, pubblici e facilmente consultabili. In assenza di condivisione, si alimenta sfiducia
  2. Coerenza amministrativa – Se una strada è pubblica, il Comune ne assume anche gli obblighi manutentivi. Non può limitarsi alla sola funzione tariffaria.
  3. Equità territoriale – L’espansione delle strisce blu in aree periferiche richiede misure compensative, come abbonamenti agevolati o gratuiti per residenti.

Sul piano giuridico, un’eventuale classificazione errata potrebbe esporre l’ente a ricorsi per sanzioni ingiuste o per lesione del diritto di proprietà.

Parcheggio strisce blu Como​: quale soluzione?

La via d’uscita non è lo scontro, ma la trasparenza. Una gestione moderna della sosta dovrebbe prevedere:

  • accesso pubblico agli atti aggiornati
  • confronto tecnico con i residenti
  • eventuale revisione della disciplina con tariffe calmierate o permessi dedicati ai residenti
  • impegno formale alla manutenzione della strada

Nel caso di Ponte Chiasso c’è però un nodo giuridico che va chiarito una volta per tutte: la natura della strada.

Se la via fosse realmente privata, i residenti potrebbero regolamentarne l’accesso tra loro — ad esempio decidendo chi può parcheggiare — ma il Comune non potrebbe trattarla come spazio pubblico imponendo strisce blu e parcometri. Allo stesso tempo, neppure i privati potrebbero trasformarla liberamente in una zona a pagamento aperta a tutti: in quel caso si configurerebbe un parcheggio privato a pagamento, con conseguenti obblighi fiscali e amministrativi (inquadramento dell’attività, imposizione tributaria, eventuale dichiarazione dei proventi).

Ecco perché il punto centrale non è il parcometro in sé, ma la classificazione ufficiale della strada. Serve chiarezza sugli atti formali: o la via è pubblica, e allora il Comune ne assume pienamente diritti e doveri (tariffazione ma anche manutenzione); oppure è privata, e non può essere assoggettata a un uso pubblico a pagamento senza un provvedimento amministrativo chiaro e inequivocabile.

La sosta è uno strumento di governo urbano, non soltanto una leva di bilancio. Ma quando entra in gioco la natura giuridica dello spazio — pubblico o privato — la questione diventa prima di tutto una questione di diritto e di correttezza istituzionale.