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23.10.2013 | Parcheggi.it

PARCHEGGI: ANCHE L’OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE

“Una cosa bella è una gioia sempiterna”, scriveva John Keats, circa due secoli fa. A qualcuno parrà forse esagerato scomodare il grande poeta romantico inglese per parlare di parcheggi; eppure anche quando si progetta una rimessa sarebbe auspicabile pensare in grande, esattamente come si fa con case,musei, teatri e monumenti.

La realtà, ahinoi, è ben diversa. Il parcheggio viene comunemente identificato come una struttura puramente funzionale, di serie B, insomma. Identificazione che porta a risultati deleteri, e alla proliferazione di parcheggi squallidi, anonimi, ben poco accoglienti: meri container di calcestruzzo in cui stipare il maggior numero di auto possibile.
Calder Loth, storico dell’architettura presso il dipartimento di risorse storiche della Virginia (USA), ha recentemente richiamato l’attenzione sul problema, evidenziando il fatto che sembra quasi che i parcheggi siano unanimente considerati “autorizzati” ad essere brutti.

Eppure, sostiene Loth, anche un parcheggio multipiano può essere un’opera d’arte. Grazie al cielo le eccezioni non mancano, così che Loth cita alcuni esempi di parcheggi “a stelle e strisce” che spiccano per l’accurata progettazione. Come il Sixth Street Garage di Richmond, in Virginia, parcheggio multipiano del 1927 nonché sublime esemplare di stile Art Deco, tanto più apprezzabile perché piuttosto datato.

Del tutto differente ma altrettanto apprezzabile nel suo genere, la piattaforma di parcheggi situata a New Haven, nel Connecticut, disegnata da Paul Rudolph nel cosiddetto stile architettonico “Brutalist” (movimento che si ispira a Le Corbusier e che è teso a valorizzare la rudezza del cemento a vista n.d.r.). La carrellata di bei parcheggi citati dall’esperto prosegue con il parcheggio di Staunton, in Virginia, inaugurato nel 2000, apprezzabile per la capacità di coniugare funzionalità ed estetica.

E al termine del suo scritto, Loth non manca di esprimere il suo parere anche sui parcheggi interrati, cui sovente è necessario ricorrere a causa della carenza di spazio nelle aree urbane. In questo caso, sostiene lo studioso, non c’è nulla di meglio che costruire giardini e aree Verdi sulla superficie, che hanno anche l’importante funzione di minimizzare l’impatto ambientale provocato dai lavori.



Fortunatamente anche in Europa si sta incominciando a prestare attenzione al tema. L’EPA(European Parking Association), di cui fa parte anche l’Aipark (Associazione Italiana tra gli Operatori nel settore della Sosta e dei Parcheggi) sta promuovendo un riconoscimento per quei parcheggi che rispondono a determinate caratteristiche qualitative. Questo riconoscimento tiene conto di diversi fattori: dalla illuminazione alla presenza di superfici riflettenti, alla condizione di ingressi e uscite veicolari, delle aree di sosta, dei percorsi pedonali, degli ascensoti, delle trombe delle scale. Ovvio che grande importanza è data ad aspetti fondamentali quali sicurezza e manutenzione; tuttavia, scorrendo l’ “albo d’oro” dei parcheggi cerificati, in Italia e in Europa, si rileva come denominatore comune di tuttia sia anche la gradevolezza estetica delle strutture. A riprova del fatto che un’accurata progettazione può fare sì che ciò che è “bello” sia anche “buono”, ossia sicuro e funzionale. Ma questo, a dire il vero, ce lo avevano già insegnato i greci, condensando il concetto nell’espressione di kalokagathia. Tanto vale scomodare anche loro.

PS: Qui di seguito, il link allo studio pubblicato da Calder Loth: http://blog.classicist.org/