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15.12.2005 | Parcheggi.it

DUE RUOTE: IL FUTURO E’ UNDERGROUND?

Nel 1899 nasceva la prima motocicletta italiana, la Lilliput.

Negli anni ’50 la Vespa era simbolo di un periodo di nuova prosperità tutto da godere; le due ruote un mezzo sbarazzino per i giovani che sognavano gite domenicali in sella ad una moto. 

Oggi, nelle nostre metropoli super trafficate, su quella sella montano non solo i più giovani; alla guida dello scooter c’è il professionista, l’uomo d’affari, il rappresentante.
E le donne non rimangono certo indietro, che lavorino fuori casa o siano madri di famiglia, spesso anche loro si servono del motorino.

L’automobile è diventata quindi il mezzo da lasciare sotto casa ed utilizzare la domenica con la famiglia, il quotidiano viaggia invece sulle due ruote. Per quale ragione?
Diverse le risposte dal popolo del casco: muoversi più in fretta, scansare le code ed il traffico della città e trovare un facile parcheggio.

Ma non tutti amano gli scooter e le abitudini di chi li guida.
Le fazioni ed i motivi di protesta crescono, con lo stesso ritmo con il quale cresce il popolo dei motorini ed in città aumentano le norme che regolamentano circolazione e sosta.

E’ proprio di quest’ultima che vogliamo parlare con questa breve inchiesta tra le maggiori città italiane: Roma, Genova, Milano.
Raccogliendo le opinioni di chi governa e di chi viaggia in scooter o in moto.

Dai dati dell’ANCMA, Associazione Nazionale Ciclo Motociclo ed Accessori, il parco circolante in Italia è di circa dieci milioni di due ruote a motore, così ripartite: cinque milioni di ciclomotori e cinque milioni di moto e scooter immatricolati.

L’Italia rappresenta un terzo del totale utenti in Europa ed oltre il cinquanta per cento del valore globale della produzione.

Complessivamente nelle vendite, a fine 2005, si conteranno 256 mila scooter targati e 150 mila moto vere e proprie, mentre i cinquantini, grazie agli incentivi del Ministero dell’Ambiente, torneranno a 130 mila unità.
Anche le previsioni per il 2006 parlano di stabilità o di leggero incremento del mercato.

MILANO

Milano, capitale italiana dell’economia.

In una città che vive a cento all’ora, la questione dei mezzi di trasporto e della sosta assume un carattere molto rilevante.
Nello scegliere il mezzo più adatto per gli spostamenti urbani, 674.000 milanesi hanno le idee molto chiare: affidarsi alle due ruote.

Nel capoluogo lombardo circolano infatti 304 mila scooter e moto targate (dato ufficiale del Ministero dei Trasporti, disponibile sul sito www.ancma.it) e circa 370 mila ciclomotori (stima Ancma, sulla base del 70% dei contrassegni/targhette rilasciate).

La regolamentazione della sosta nel centro storico, che prevede per le auto un ticket orario di 1,50 Euro all’ora, ha favorito ulteriormente la diffusione delle due ruote.
Il Comune ha dunque installato stalli per le due ruote nei punti strategici della città.

“A Milano esistono circa undici mila stalli, tutti gratuiti, per le due ruote, sia motorini che moto - spiega Giorgio Goggi, assessore ai Trasporti del Comune di Milano - dislocati principalmente nel centro storico (entro le Mura Spagnole) e posizionati in punti strategici, come alle entrate dei metrò e nei pressi dell’Università. Abbiamo comunque riscontrato che la richiesta aumenta di anno in anno in maniera esponenziale”.

Il problema dei parcheggi per le due ruote, nonostante le iniziative intraprese, è sentito specialmente d’estate.

“Per migliorare l’efficienza dei parcheggi sarebbe auspicabile un sistema modulare flessibile - spiega Claudio De Viti, rappresentante dell’ANCMA- che consenta di ampliare lo spazio per le due ruote d’estate e ridurlo a favore delle auto d’inverno”.

Gli sforzi dell’Amministrazione Comunale in questi anni, però, si sono concentrati sulla sosta delle quattro ruote, considerato un problema più urgente.

“In città è più difficile la situazione della sosta auto - spiega Giorgio Goggi - , ogni notte ci sono circa sessanta mila auto in divieto di sosta. Per questo motivo l’attenzione dell’amministrazione Albertini si è concentrata su questo problema.
Dal 1997 ad oggi sono stati costruiti sette mila nuovi box, riservati ai residenti, che sono stati venduti ad un prezzo molto conveniente (venti / venticinque mila euro) e nei prossimi tre anni saranno realizzati cinquanta mila box”.

“Nel futuro - continua Giorgio Goggi - dovremo sicuramente concentrare l’attenzione sul mondo delle due ruote, cercando soluzioni innovative e potenziando servizi, come gli stalli, che abbiamo allestito negli ultimi anni”.

A garantire un monitoraggio continuo ed attento sul mondo delle due ruote ci penserà, sicuramente la neonata sezione di Milano del “Partito dei Motorini”. Iniziativa la cui paternità spetta a Jacopo Bianchi, consigliere comunale a Firenze nonchè attivissimo Presidente promotore anche di un sito internet creato ad hoc.<p>

Sulla scia di quanto fatto a Firenze e dalle associazioni nate a Roma e Genova (le città con la più alta percentuale di utenti delle due ruote), il presidente del Consiglio Comunale di Milano, Vincenzo Giudice, e il Consigliere Paolo Massari, hanno dato vita a questa nuova associazione, pronta a tutelare i diritti e gli interessi di chi ha scelto come mezzo di spostamento le due ruote.

ROMA

Oltre al ruolo istituzionale, Roma è capitale anche delle due ruote, con il parco circolante più elevato d’Italia: 367 mila targati e circa 400 mila ciclomotori.

E così, anche all’ombra del Cupolone, il problema della sosta dei motorini è più che mai d’attualità.

“La sosta sul marciapiede è un fenomeno molto diffuso – esordisce Riccardo Forte, del Coordinamento Motociclisti di Roma – ma, ad eccezione di pochi casi, si tratta di sosta illegale e non “selvaggia”.
La causa è rappresentata, quasi sempre, dall’assoluta mancanza di soluzioni alternative accettabili o praticabili.
Il parcheggio “promiscuo”, vale a dire che accoglie auto e moto, è generalmente sgradito ai motociclisti perché considerato a rischio: spesso, infatti, nelle manovre gli automobilisti urtano e fanno cadere le moto”.

Tornando al problema delle aree di sosta per le sole due ruote, dall’assessorato alla Mobilità di Roma fanno sapere che:

“La sosta selvaggia esiste ed interessa i marciapiedi quanto il resto della sede stradale, comprese le strisce blu per la sosta tariffata, dove però viene tollerata.
In tutto il territorio di Roma ci sono circa ventuno mila posti riservati ai motocicli, inoltre nel Piano Urbano Parcheggi sono previste strutture all’interno delle quali esistono stalli di sosta dedicati ai motocicli”.

“E’ vero – controbatte dalla sua sella Riccardo Forte, in un ipotetico faccia a faccia con la Civica Amministrazione - , il Comune di Roma ha dedicato molte aree destinate alla sosta delle due ruote, ma il numero dei posti è largamente insufficiente, soprattutto nel centro cittadino.
Secondo noi ce ne vorrebbero almeno sessanta mila in tutta l’area urbana. Inoltre, non essendovi alcun sistema di protezione/delimitazione, spesso i posti moto vengono occupati da automobili e city-car, soprattutto in centro”.

Il popolo dei centauri romani quindi non è per nulla soddisfatto della situazione attuale in tema parcheggi.
Ma da parte sua, oltre alle lamentele, ha fatto concretamente qualche cosa per risolvere il problema, a volte acuito dalla condotta degli stessi motociclisti?

“Il Coordinamento Motociclisti di Roma – risponde Riccardo Forte - ha più di una volta avanzato le proprie proposte alla Civica Amministrazione, in materia di manutenzione delle strade, segnaletica, infrastrutture e disciplina del traffico dei veicoli a due ruote, compreso il problema dei parcheggi.
Come già indicato precedentemente, secondo la nostra Associazione, a Roma sarebbero necessari almeno sessanta mila posti moto, così suddivisi: venti mila all’interno della ZTL, venti mila nella fascia compresa tra la ZTL e l’Anello Ferroviario, venti mila nella parte rimanente del territorio urbano.
L’ubicazione dovrebbe essere di preferenza presso le scuole superiori e le sedi universitarie, gli enti ed i servizi pubblici (ministeri, municipi, uffici postali, ASL), cinema e teatri, impianti sportivi, mercati e zone commerciali.
Ove possibile, gli spazi debbono essere opportunamente protetti per mezzo di barriere fisse, fioriere o utilizzando le attrezzature per la custodia dei caschi (Casco Park), attualmente presenti in varie zone della città ed inutilizzate perché collocate in maniera irrazionale.
In alcune zone, la sosta – opportunamente regolamentata - potrebbe essere consentita anche sui marciapiedi, quando questi siano larghi almeno 2,5 metri.
Nell’istituzione di nuove aree di sosta, la proporzione comunque dovrebbe essere di cinque posti moto ogni cinque posti auto, per uno spazio totale equivalente a quello di sei vetture”.

L’invio di queste proposte all’assessorato alla Mobilità di Roma non ha mai trovato un riscontro, non si è mai creato un dialogo ed una strategia di collaborazione tra il Palazzo e il Coordinamento Motociclisti, una realtà fondata nel 1991 e che a livello nazionale raccoglie circa millecinquecento soci.

“Queste nostre proposte – ribadisce il rappresentante dei motociclisti, Riccardo Forte – non sono mai state discusse o prese in considerazione dal Comune. Ad esempio, torniamo sulla questione dei “Casco Park”.
A Roma esiste un numero imprecisato di queste strutture, disseminate ovunque in città e collocate all’epoca dei Mondiali di Calcio del 1990.
In pratica si tratta di pannelli pubblicitari, corredati da due grossi tubi destinati alla custodia dei caschi.
Questi tubi sono dotati alle due estremità di sportelli richiudibili per mezzo di catena / lucchetto.
Vi si possono assicurare sino a quattro moto / motorini e custodire otto caschi.
Purtroppo, queste strutture sono completamente abbandonate e versano in pessime condizioni, motivo per il quale sono inutilizzabili.
Inoltre, molte di esse sono state collocate in posizioni assurde, tali da obbligare ad occupare il marciapiede e/o la carreggiata in prossimità di un incrocio o di un semaforo oppure sono fisicamente impossibili da raggiungere”.

E per quanto riguarda la condotta dei centauri?

“In linea generale – risponde Riccardo Forte - invitiamo gli utenti a non parcheggiare e, a maggior ragione non transitare, sui marciapiedi.
Tuttavia, spesso la sosta sul marciapiede costituisce l’unica soluzione perché, in mancanza di specifiche aree destinate ai mezzi a due ruote, è il solo modo per avere la ragionevole certezza di non ritrovare, al ritorno, il mezzo spostato di peso, o addirittura abbattuto, per fare posto ad un’autovettura”.
Sul territorio romano è attiva anche un’altra Associazione che porta avanti i diritti di scooteristi, motociclisti e non solo.
Si tratta di “Due Ruote d’Italia” (A.D.R.I. in breve), unica realtà che unisce tutti gli utenti delle due ruote, dalla bicicletta alla motocicletta passando per i ciclomotori.
L’Associazione, ad oggi, ha all’attivo oltre due mila iscritti, ai quali vanno aggiunti i duecento del movimento ciclabile.
A tutti gli iscritti offre un servizio di pronta assistenza stradale 24 ore su 24 attraverso numero verde nazionale, dando modo agli utenti di sceglliere, in un raggio di cinquanta chilometri dal luogo dell’inconveniente, dove essere trasportati in caso di necessità.

“Per quanto riguarda il problema della sosta selvaggia delle due ruote in città – interviene Fausto Bonafaccia, presidente dell’Associazione - , a Roma il problema esiste sicuramente, ma è dovuto alla carente situazione di posti disponibili.
Negli anni scorsi sono stati incrementati gli spazi per le due ruote, ma la situazione rimane inadeguata rispetto alle esigenze dei cittadini-utenti.
La sosta selvaggia scaturisce dalla carenza cronica di parcheggi, ma anche dalla nostra cultura (alcune volte abbiamo la giustificazione della paura del furto, altra problematica degli utenti).
A.D.R.I. fa parte del Protocollo d'Intesa con il Difensore Civico di Roma, ma c'è molto da fare su questo tema e le proposte avanzate all'Amministrazione restano per lo più inascoltate”.

Problema ben strutturato quindi quello della sosta delle due ruote nella città di Roma, del quale la Civica Amministrazione sta cercando di scattare una fotografia istantanea.

“Proprio in questo periodo – spiega Mauro Calamante, assessore alle Politiche della Mobilità del Comune di Roma – l’Osservatorio sulla Mobilità della Sta (Agenzia comunale della Mobilità) sta realizzando un’indagine a trecentosessanta gradi sull’uso delle due ruote in città.
Scopo dell’iniziativa arrivare al miglioramento della mobilità in termini di pianificazione dei parcheggi, valutazione dell’impatto ambientale, eventuale erogazione di incentivi per il rinnovo del parco circolante a due ruote”.

L’indagine è attiva anche su Internet, sul sito www.osservatoriosta.it, qui l’utente può partecipare all’inchiesta rispondendo ad una serie di domande relative ai suoi principali spostamenti in città.

“Secondo l’Osservatorio sulla Mobilità della Sta – prosegue l’assessore Mauro Calamante. – i motocicli circolanti a Roma sono circa 450 mila al giorno, dei quali oltre un terzo entrano almeno una volta all’interno della ZTL del Centro Storico.
Per la mobilità romana questi dati rappresentano ancora una risorsa per la città, dal momento che il saldo fra vantaggi e svantaggi è ancora positivo.
Gli studi dell’Osservatorio sulla Mobilità hanno lo scopo di supportare l’Amministrazione comunale nelle Politiche della Mobilità che a Roma presentano criticità particolari soprattutto in relazione al numero di veicoli circolanti.
Basti pensare che la densità di veicoli ogni mille abitanti è di 724 e raggiunge il rapporto 1/1 se si considerano anche i mezzi a due ruote.
Aggiungendo gli altri dati relativi alla circolazione di veicoli, se ne ricava la seguente fotografia: ammontano a circa due milioni e quattrocento mila i mezzi potenzialmente circolanti, dei quali un milione e 847 mila sono autovetture, 450 mila mezzi a due ruote, duemilaquattrocento tra bus e tram, tremila taxi, altrettanti veicoli adibiti a noleggio con conducente, settecento-ottocento pullman turistici autorizzati e circa ottantamila mezzi adibiti al carico e scarico merci (capaci di sviluppare circa trentacinque mila consegne al giorno all’interno della sola “Zona a traffico limitato 1” coincidente con le Mura Aureliane, l’area più centrale della città)”.

GENOVA

Con i suoi centomila motorini, Genova è in cima alla classifica (numero mezzi in rapporto alla popolazione) delle città italiane a due ruote.
E non servono particolari ricerche per accorgersene; basta fare un giro per le vie e le piazze del centro per scoprire vere e proprie “batterie” di scooter parcheggiati nelle aree di sosta, ma anche sui marciapiedi e sulla carreggiata.

Proprio di questi giorni è la polemica sulle raffiche di multe comminate ai motociclisti che avevano parcheggiato il loro mezzo in via Caffaro nelle apposite aree di sosta, soltanto che la moto in molti casi era posteggiata appena oltre i limiti.
E lì è scattato il vero e proprio “raid” della polizia municipale.
Un’azione mossa da uno spirito eccessivamente intransigente, criticato dallo stesso assessore al Traffico e Mobilità della città, Arcangelo Merella.

Clima infuocato quindi per le due ruote in transito, e soprattutto in sosta, nella città della Lanterna.
Dove comunque si stanno studiando soluzioni al problema, più o meno innovative, da parte di pubblici e privati.
Soluzioni accomunate da una filosofia di fondo: via le moto dalla sede stradale e dai marciapiedi, la scelta è quella del parcheggio sotterraneo.

Infatti in questi giorni a Palazzo Tursi, sede della Civica Amministrazione genovese, si sta decidendo sull’area di sosta di piazza Dante.

Qui, per gli scooter parcheggiati a circondare porta Soprana e la casa di Colombo, il futuro è sottoterra, mentre per la piazza si parla di riqualificazione e di parziale pedonalizzazione, nell’area compresa tra via Dante, via D’Annunzio e vico dritto al Ponticello.

Per realizzare l’area di sosta sotterranea verrà sfruttata la galleria, oggi inutilizzata, sovrapposta al tunnel di via Madre di Dio e che collega la sopraelevata a via delle Casaccie.

“Entro la fine dell’anno – interviene l’assessore Arcangelo Merella – si deciderà a chi affidare la realizzazione del silo di piazza Dante, per il quale la Civica Amministrazione ha indetto una gara in project financing, dopo aver sviluppato uno studio di fattibilità finalizzato alla costruzione di un park interrato per auto, ma soprattutto per moto.
Infatti una condizione che abbiamo imposto ai partecipanti alla gara è stata quella di realizzare almeno mille posti per le due ruote.
Posti che saranno a pagamento, con una tariffazione naturalmente non elevata. Quello della sosta dei motorini è un problema che coinvolge attivamente la nostra amministrazione.
Servono soluzioni che vadano incontro alle esigenze di tutti: i motociclisti, i residenti delle aree del centro città ed i pedoni.
Sinceramente mi sento di affermare che in questi anni la giunta ha lavorato anche per favorire la sosta delle due ruote: in centro si possono oggi contare quattro mila posti moto; in Carignano, con i provvedimenti relativi alle aree blu, abbiamo ricavato quattrocento posti moto in più.
Inoltre, attraverso la regolamentazione del traffico nell’area urbana, siamo riusciti a migliorarne la viabilità, riducendo il traffico e ricavando quindi maggiore spazio per la sosta”.

Non è proprio dello stesso avviso Romolo Benvenuto, presidente dell’Associazione “Due ruote in città”, che a Genova porta avanti le rivendicazioni ed i diritti di circa millecinquecento soci motociclisti.

“Le due ruote – interviene lo stesso Benvenuto – ben si adattano alle condizioni della nostra città, caratterizzata da strade mediamente strette.
E l’ampio utilizzo dello scooter dà un grosso respiro alla viabilità cittadina; basta osservare cosa succede nei giorni di pioggia, quando qualcuno decide di lasciare la moto a casa e prendere la macchina: il traffico è totalmente paralizzato”.

Tante le iniziative che l’Associazione genovese, nata nel 1994, ha intrapreso per affermare le esigenze di scooteristi e motociclisti, spesso in aperta contrapposizione alla Civica Amministrazione.
Ultima, in ordine cronologico, la manifestazione contro l’ordinanza comunale che prevede la possibilità di vietare la circolazione in centro ai motocicli due tempi “eurozero”.

“Anche la questione dei parcheggi – prosegue Romolo Benvenuto – è stata spesso al centro delle nostre manifestazioni e rivendicazioni.
Infatti, tra le nostre richieste, c’è proprio quella dei parcheggi e dei parcheggi coperti, fissi ed a rotazione per soddisfare le esigenze delle diverse tipologie di utenza.
Al momento, infatti, le aree di sosta a disposizione sono assolutamente insufficienti.
Posteggiare, in molte zone del centro, è quasi impossibile e spesso siamo costretti a parcheggiare in malo modo, subendo la stangata di multe molto salate.
Nel centro città servirebbero, considerata l’affluenza giornaliera delle due ruote, almeno otto mila stalli di sosta per le moto.
In questi anni, secondo noi, la Civica Amministrazione ha fatto poco per favorire la sosta delle due ruote nelle aree urbane.
In passato abbiamo chiesto al Comune di impegnarsi affinché la Regione Liguria indirizzasse gli interventi della normativa regionale alla realizzazione di parcheggi per le moto”.
Parcheggi “underground” per le moto.
Lo abbiamo detto: questa è la soluzione scelta a Genova da pubblici e privati per il problema della sosta delle due ruote.
Con punte d’inventiva e imprenditorialità da assoluto primato, capaci di partorire l’idea dei parcheggi sotterranei meccanizzati per scooter e moto.
La proposta è stata presentata da Domenico Podestà, presidente dell’Ordine degli Architetti di Genova ed autore di un progetto unico in Europa.
L’occasione per rendere nota l’idea rivoluzionaria è stata quella del Forum delle 2 Ruote, svoltosi nel capoluogo ligure lo scorso ottobre.

“Io stesso – racconta l’architetto Podestà – sono un motociclista alle prese con la carenza di aree di sosta in città.
Ormai da tempo, la soluzione che ho potuto trovare è stata quella di prendere in affitto un box dove parcheggiare ogni giorno il mio mezzo, prima di recarmi al lavoro.
In tanti poi, alle prese con le stesse esigenze, mi hanno chiesto ospitalità per ricoverare il loro scooter”.

Un problema sentito quindi, per il quale l’architetto Podestà ha studiato una soluzione capace di accontentare il popolo delle due ruote e di liberare la carreggiata stradale dai mezzi in sosta, molte volte vietata.
Il progetto si inserisce all’interno delle proposte di riqualificazione urbana del CIV di via XX Settembre.
Le aree individuate dalla proposta sono quelle corrispondenti a via Petrarca ed ai tratti adiacenti via XX Settembre di via Fiasella e di via Ceccardi.
Le superfici di intervento possono essere considerate di circa 530 metri quadrati per via Fiasella, 630 metri quadrati per via Ceccardi e 930 metri quadrati per via Petrarca.

“Il sistema meccanizzato, che abbiamo studiato – prosegue Domenico Podestà – , riprende nel funzionamento quello utilizzato nei magazzini di stoccaggio per trasportare i pallet delle merci.
Le strutture progettate si svilupperanno su due piani interrati, con un’altezza di 1,80 metri ad interpiano.
All’interno dell’involucro sarà installato l’impianto meccanizzato costituito da uno o più dispositivi di trasferimento delle moto mediante sistemi di sollevamento e traslazione delle stesse.
In particolare le moto, al livello della strada, verranno fatte salire su apposite pedane che le faranno scendere ai livelli inferiori all’interno di un particolare sistema di contenimento.
In questo modo la moto sarà mantenuta in piedi e protetta da urti.
Una volta scesa all’interno dello scooter-park l’impianto provvederà a “parcheggiare” il mezzo; la velocità di trasferimento sarà di circa 0.8 minuti al secondo.
Per riprendere la moto sarà sufficiente tornare ai punti di parcheggio e, mediante dei sistemi automatizzati, richiamarla in superficie.
Secondo i miei calcoli, con questo sistema, i posti moto a disposizione arriveranno addirittura a raddoppiare: ad esempio in via Petrarca, dove oggi possono parcheggiare circa cento moto, attraverso la soluzione sotterranea si arriverà a 420 posti.
Su via Fiasella ne sono stati calcolati altri 240 e 280 su via Ceccardi”.

Una vera moltiplicazione dei parcheggi, che ha anche dei risvolti economici da non sottovalutare.

“Un posto moto realizzato con il mio metodo – sottolinea Domenico Podestà – avrebbe un costo stimato di cinquemila Euro, compresi gli scavi ed il sistema robotizzato e può tranquillamente essere rivenduto sul mercato a dodici mila Euro. Le strutture sotterranee che abbiamo progettato possono essere realizzate anche nei fondi di molti caseggiati del centro storico, dove ora ci sono piccoli supermercati o magazzini, ad esempio”.

L’idea dell’architetto Podestà è salutata con favore sia dagli assessori al Traffico e Mobilità che abbiamo interpellato, sia dai rappresentati del popolo delle due ruote.

“A Roma – commenta Fausto Bonafaccia, presidente dell’Associazione “Due Ruote d’Italia” - lo scavare regala sempre nuove sorprese di carattere archeologico e rende difficoltosa l'applicazione di tecnologie in cui le nostre imprese sono all'avanguardia, ma l'iniziativa di Genova è lodevole anche se le procedure meccanizzate dovrebbero tener conto della minore stabilità di un mezzo a due ruote rispetto all'automobile”.

Sempre dalla Capitale, Riccardo Forte, presidente del Coordinamento Motociclisti esprime la sua opinione sull’iniziativa genovese:

“Certamente una soluzione del genere sarebbe utile e praticabile, a patto che la tariffa richiesta non fosse elevata.
Viste però le molte difficoltà che sorgono ogni volta che viene avviata la costruzione di un lotto di garage sotterranei (in genere sgraditi alla popolazione residente), è ragionevole dubitare che sia possibile realizzarli.
Inoltre questi dovrebbero essere ubicati per la maggior parte nel Centro Storico (è questa infatti l'area più critica dal punto di vista dei parcheggi), dove sussistono anche problemi legati al patrimonio storico ed archeologico.
La Soprintendenza ai Beni Culturali porrebbe certamente molti limiti agli scavi”.

“Ogni iniziativa volta alla creazione di parcheggi sotterranei anche per le due ruote viene giudicata positivamente dalla nostra Amministrazione”: è questo il commento dell’assessore romano Mauro Calamante.

E, dal collega di Milano, Giorgio Goggi, arriva un’altra approvazione all’idea di Podestà:

“La proposta di costruire parcheggi sotterranei, anche meccanizzati, ad uso esclusivo delle due ruote mi pare un’idea molto interessante anche se a Milano non ci siamo ancora mossi in quest’ottica”.

Naturalmente però, il parcheggio in struttura, all’aperto o sotterraneo, implica il pagamento della sosta anche per le due ruote.
Quindi la sosta a pagamento, anche per i motorini, come mezzo per risolvere il problema dei parcheggi selvaggi in città?

“Dipende tutto dal prezzo” è la risposta serafica di Paolo Massari, presidente del Partito dei Motorini nato da poco a Milano.

“Personalmente – interviene Claudio De Viti, direttore Settore Moto ANCMA – ritengo che la sosta a pagamento anche per le due ruote diventerà una scelta obbligata, a causa della scarsità di spazio disponibile nelle nostre città.
La richiesta degli utenti è perlomeno di avere a disposizione la possibilità di ancorare in sicurezza il proprio veicolo.
Molto dipenderà anche dalle tariffe applicate, ma se l’alternativa è la multa per sosta vietata….”.

“I parcheggi sotterranei a pagamento per i motorini potrebbero essere la soluzione al problema della sosta se coadiuvati da altre azioni, se ad un prezzo concorrenziale e se realizzati per raggiungere numeri elevatissimi di copertura.
Roma è il Comune con estensione territoriale più vasto d'Europa, quindi bisognerebbe ragionare sul dove e come iniziare a realizzare tali infrastrutture, il centro storico potrebbe sembrare scontato, ma anche nelle periferie in base ai problemi di sicurezza si potrebbe e dovrebbe fare qualcosa”:
è l’opinione di Fausto Bonafaccia, presidente dell’Associazione “Due Ruote d’Italia”.

“La nostra Amministrazione – commenta l’assessore al Traffico del Comune di Genova, Arcangelo Merella – si sta già muovendo, come indicato precedentemente, verso i parcheggi sotterranei per le due ruote.
La tariffa richiesta agli utenti però non deve essere elevata, anche nel caso di strutture meccanizzate.
In quest’ultimo caso sarebbe auspicabile a Genova un sostegno da parte della Regione Liguria”.

Sulla stessa lunghezza d’onda dell’assessore Merella, almeno per una volta, Romolo Benvenuto, presidente dell’Associazione Due Ruote in città:

“I parcheggi sotterranei sarebbero l’unica soluzione per mantenere i vantaggi alla viabilità portati dall’uso delle due ruote e nello stesso tempo liberare la strada dall’ingombro dei mezzi parcheggiati”.

Servizio a cura di Alice Tordo e Alessandro Ricci