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08.03.2011 | Parcheggi.it

PAGO IL PARCHEGGIO SE MI SISTEMI LA STRADA

Mi spolpi come una sanguisuga con il nuovo piano parcheggi? Posso anche lasciarti fare.
A patto che tu mi metti a posto le strade, in condizioni pietose.
Ha i toni di un ragionevole e ragionato “do ut des” la protesta dei cittadini di Foggia. Che con questa pacata provocazione intendono richiamare l’attenzione dell’amministrazione comunale sulla priorità di avere strade sicure: “conditio sine qua non” per richiedere esose tasse legate alla circolazione delle vetture.

A quanto pare il messaggio è stato recepito. O forse, semplicemente, si è semplicemente preso atto di una situazione insostenibile. E così, proprio stamattina, l’amministrazione comunale ha annunciato di aver varato e finanziato un piano di manutenzione straordinaria delle strade della città per far fronte ai disagi causati dalla recente ondata di maltempo che ha investito la città e le zone limitrofe.
Non che prima la situazione fosse rosea. Le strade, anzi, apparivano come precari patchwork di rattoppi d’asfalto che non hanno retto agl’imprevisti (sempre che d’imprevisti sia possibile parlare, se pensiamo al semplice maltempo…).

Il Comune ha comunque fatto sapere che sono stati adottati due atti per consentire di eliminare 1.000 buche, già censite dall'assessorato ai Lavori pubblici, e per ripristinare ampi tratti della sede stradale su tre arterie molto trafficate: viale Ofanto, viale Primo Maggio e viale Michelangelo. L'intervento sulle buche dell'asfalto partirà domani; la prossima settimana inizieranno gli altri lavori.

Che si tratti o meno di un effetto della protesta dei cittadini, la vicenda di Foggia evidenzia uno dei più clamorosi paradossi del nostro Paese, in cui si è sempre pronti a tartassare i cittadini con esosi balzelli senza, al contempo, assicurare strutture e infrastrutture non diciamo all’avanguardia, ma almeno decenti. E di come, di contro, una protesta “costruttiva” possa, forse, sortire migliori effetti di sterili piagnistei del tipo “piove, governo ladro”.
E di un’inutile e controproducente rassegnazione.