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05.02.2013 | Parcheggi.it

IL MIO REGNO… PER UN PARCHEGGIO

Ad anfore, vasellami e antiche suppellettili celate dalle rampe di autorimesse o stalli di sosta eravamo abituati; ma il fatto che, nascosta sotto un parcheggio, sia stata rinvenuta la salma di un re – e che re! – è una notizia da prima pagina, che sta infatti facendo il giro del mondo con grandissimo clamore.

Sembra che il test del Dna abbia cancellato ogni ragionevole dubbio: inghiottito dall’asfalto di un parcheggio di Leicester, capoluogo della contea di Leicestershire, nel Regno Unito, ha riposato per secoli nientemeno che Riccardo III Plantageneto, ultimo esponente della dinastia degli York prima dell’avvento dei Tudor, reso celebre dall’omonima tragedia shakespeariana che lo ha consacrato come uno dei personaggi più oscuri e al contempo fascinosi della storia.

Nato nel 1452, ultimo di undici figli, dal duca di York, dopo la morte del fratello Edoardo IV governò per breve tempo come reggente in vece del nipote Edoardo V; ma qualche tempo dopo, aspirando al trono, dichiarò illegittimi i nipoti facendoli rinchiudere nella Torre di Londra e usurpandolo. Il sopruso fece sollevare una ribellione e l’usurpatore finì con il cadere, nel 1485, nella battaglia di Bosworth Field, vinto dalle truppe di Enrico Tudor, conte di Richmond e futuro Enrico VII d’Inghilterra.

Naturalmente al controverso personaggio non fu tributato un funerale degno di un re; la sua salma fu brutalmente esposta a sostenitori e oppositori per dare loro la prova della sua morte, e quindi neglettamente sepolta in una chiesa situata nei pressi del campo di battaglia in cui aveva trovato la morte; il convento francescano dei Grey Friars a Leicester, che però fu demolito nel 1530 e di cui, da allora, si perse l'esatta posizione.

I rumors sul ritrovamento dell’illustre salma avevano iniziato a diffondersi qualche mese fa, quando sotto il parcheggio erano stati rinvenuti resti che presentavano inquietanti analogie con la descrizione storica del malvagio re, e che dunque sono stati sottoposti ad accuratissime analisi; una accentuata scoliosi, (e non una gobba, come narra la leggenda) una ferita da freccia e un evidente trauma del cranio (questi ultimi conseguenza della battaglia mortale) si erano subito rivelati gli indizi più attendibili. La prova del nove è tuttavia arrivata dal test del Dna, che è stato comparato con quello di Michael Ibsen, 55 enne costruttore di mobili diretto discendente di Anna di York, sorella maggiore di Riccardo.

L’anonimo parcheggio britannico è dunque diventato una sorta di meta di pellegrinaggio per curiosi, appassionati di vicende misteriose, tranquille signore inglesi in paziente attesa di un faccia a faccia – se così si può dire - con un personaggio che, sia pure più nel bene che nel male, ha avuto una rilevanza storica e culturale immensa, imponendosi nei secoli come una monumentale icona.

E dire che, in un primo tempo, regnava grande scetticismo riguardo all’identità dei resti rinvenuti, peraltro in condizioni sorprendentemente buone. Lo stesso Richard Buckley, l’archeologo che ha guidato i lavori, ne ha dubitato a lungo; ed è stato determinante, alla fine, spogliarsi di ogni pregiudizio, di ogni condizionamento letterario, cercare l’uomo e non il mito, per approdare alla verità.

Un uomo che, in qualche misura, potrebbe persino svelarsi una figura meno negativa di quella immortalata da Shakespeare come “plasmato da rozzi stampi" e "deforme, monco", privo della minima attrattiva per "far lo sdilinquito bellimbusto davanti all’ancheggiar d’una ninfa”, di quella che dichiara, con disarmante malvagità “ho deciso di fare il delinquente e odiare gli oziosi passatempi di questa nostra età”. Un uomo al quale, in futuro, potrebbe essere finalmente concessa una degna sepoltura; un uomo del quale, commentano oggi gli storici, forse sappiamo molto meno di quanto non crediamo, sviati come siamo da trasposizioni letterarie, teatrali, cinematografiche e storiche che si sono diffuse sotto l’egida dei suoi successori.

E chissà se, un giorno, qualcuno di ricorderà che tutto è incominciato in un parcheggio, tangibilissimo, forse prosaico punto di partenza della completa riscrittura di un capitolo di storia: perché succede anche questo, e forse è meno strano di quanto non possa sembrare.