La digitalizzazione del Contrassegno Unificato Disabili Europeo non ha ancora sostituito il tradizionale tagliando sul parabrezza. Con una circolare del 3 settembre 2026, il Ministero dell’Interno ha chiarito che l’esposizione fisica del CUDE sul veicolo resta necessaria.

Il motivo non è una nuova disposizione sulla sosta, ma un problema molto concreto: la piattaforma nazionale CUDE non è ancora utilizzata in maniera sufficientemente diffusa dai Comuni italiani e molte amministrazioni non dispongono degli strumenti necessari per verificare in tempo reale un contrassegno che non sia materialmente esposto.

Il chiarimento interessa direttamente sia la gestione delle ZTL sia, più in generale, i controlli legati alla mobilità e alla sosta delle persone con disabilità.

Cos’è il CUDE e a cosa serve la piattaforma nazionale

Il Contrassegno Unificato Disabili Europeo (CUDE) consente alle persone con disabilità che ne hanno diritto di usufruire delle agevolazioni previste per la circolazione e la sosta.

Il contrassegno è personale, non è legato in modo permanente a una singola automobile e permette, tra le altre agevolazioni, di utilizzare gli spazi riservati secondo le condizioni previste dalla normativa.

Nel 2021 è stata istituita una piattaforma informatica nazionale con un obiettivo preciso: permettere al titolare del CUDE di spostarsi anche in Comuni diversi da quello di residenza senza dover comunicare preventivamente ogni volta la targa del veicolo.

Il sistema associa infatti alla banca dati nazionale il contrassegno e le targhe indicate dal titolare, consentendo teoricamente alle amministrazioni aderenti di verificarne l’autorizzazione in maniera digitale.

Perché il contrassegno CUDE deve essere ancora esposto

A cinque anni dall’istituzione della piattaforma, però, il sistema non è ancora pienamente utilizzato su tutto il territorio nazionale.

È proprio questo il punto centrale della nuova circolare.

Il Ministero dell’Interno rileva che l’inserimento e l’aggiornamento dei dati da parte degli enti locali risultano ancora limitati e che diversi Comuni non sono in grado di controllare in tempo reale la titolarità di un CUDE non esposto sul veicolo.

Di conseguenza, l’esposizione materiale del contrassegno continua a essere necessaria per consentire agli organi di controllo di verificare rapidamente che il suo utilizzo sia legittimo.

Per gli automobilisti il messaggio è quindi semplice: anche quando il CUDE e la targa sono registrati nella piattaforma nazionale, è opportuno continuare a esporre il contrassegno originale sul veicolo secondo le modalità previste.

Una piattaforma nata per semplificare ZTL e parcheggi

La piattaforma CUDE era stata pensata proprio per superare uno dei problemi più frequenti negli spostamenti tra città diverse.

Prima della sua introduzione, una persona autorizzata ad accedere alla ZTL del proprio Comune poteva essere costretta a comunicare preventivamente la targa quando si recava in un’altra città, anche se titolare dello stesso diritto.

Con la banca dati nazionale, invece, i Comuni aderenti possono verificare l’associazione tra targa e contrassegno e riconoscere automaticamente il veicolo.

Lo stesso sistema è stato progettato per facilitare anche l’utilizzo dei parcheggi riservati alle persone con disabilità fuori dal proprio Comune di residenza. Già al termine della sperimentazione, nel 2022, il Ministero delle Infrastrutture aveva sollecitato i Comuni italiani ad aderire alla piattaforma proprio per renderne possibile l’utilizzo su tutto il territorio nazionale.

Il limite non è la tecnologia, ma l’adesione dei Comuni

La circolare di settembre mette quindi in evidenza un problema più ampio, interessante anche dal punto di vista della gestione digitale della sosta.

La tecnologia necessaria per condividere le autorizzazioni esiste già. La difficoltà sta invece nella mancata completa interoperabilità tra le amministrazioni locali.

Il Ministero dell’Interno invita infatti espressamente a sensibilizzare i Comuni affinché diano maggiore impulso agli adempimenti previsti per alimentare e aggiornare la banca dati nazionale.

È un passaggio significativo: la digitalizzazione della sosta può realmente semplificare l’esperienza degli automobilisti soltanto quando i sistemi locali riescono a comunicare tra loro.

Nel caso del CUDE, il risultato finale dovrebbe essere particolarmente importante: consentire a una persona con disabilità di spostarsi da una città all’altra senza procedure preventive differenti per ogni Comune e con controlli automatici delle autorizzazioni.

Per il momento, però, digitale e contrassegno fisico devono continuare a convivere.

CUDE 2026: cosa deve ricordare chi utilizza il contrassegno

La circolare del 3 settembre non introduce quindi un nuovo permesso e non modifica i requisiti per ottenere il CUDE.

Ribadisce invece una precauzione fondamentale: finché la piattaforma nazionale non sarà pienamente utilizzabile e verificabile dalle amministrazioni locali, il contrassegno deve continuare a essere esposto sul veicolo.

Una soluzione apparentemente analogica per un sistema nato per essere digitale, che mostra quanto nel settore della mobilità l’innovazione tecnologica dipenda sempre più dalla capacità delle diverse amministrazioni di condividere dati e procedure.

 

Ilaria è autrice per Parcheggi.it, scrive di sosta, parcheggi e mobilità con una lunga esperienza nella scrittura SEO di settore