La sosta urbana entra nell’era digitale. Ma lo fa in modo uniforme e strutturato? Dopo l’annuncio del progetto romano Sospas, l’Italia mostra una traiettoria di innovazione ancora frammentata, fatta di eccellenze locali e sperimentazioni non sempre scalate.
Dalle sperimentazioni locali al caso Roma
A Roma il progetto Sospas (Smart On-Street Parking System) — che prevede l’installazione di oltre 7.500 sensori digitali per monitorare in tempo reale l’occupazione degli stalli blu e segnalare le soste troppo prolungate — ha superato la fase di gara e si prepara a monitorare aree sperimentali nei Municipi I e II.
In questa prima fase gli obiettivi sono:
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monitorare quando uno stallo è occupato e per quanto tempo;
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ridurre i “parcheggi fantasma” di auto che rimangono per giorni;
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ottimizzare i controlli e intervenire.
Non è l’unico esempio virtuoso in Italia: numerose città da nord a sud hanno già implementato tecnologie simili, con approcci tecnici e infrastrutturali differenziati che offrono spunti interessanti per amministrazioni e tecnici della mobilità.
🅿️ L’Italia dei parcheggi intelligenti
Venezia / Mestre – smart parking su strada
A Venezia — in particolare nell’area di Mestre — è attivo da alcuni anni un sistema strutturato di smart parking su strada, focalizzato sulle strisce blu. Il progetto prevede l’installazione di circa 1.949 sensori collocati sotto l’asfalto o a raso, collegati a una piattaforma centrale e integrati con l’AVM Venezia Official App.
La tecnologia consente di monitorare in tempo reale lo stato di occupazione dei singoli stalli, supportando sia gli utenti (che possono verificare la disponibilità, pagare o prolungare la sosta da app) sia l’amministrazione, che dispone di dati puntuali sull’utilizzo degli spazi. L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre l’evasione tariffaria e migliorare la fluidità del traffico nelle aree a maggiore pressione veicolare.
Trento – smart city e gestione integrata della sosta
Trento è stata tra le prime città italiane a sperimentare sensori per il monitoraggio dei parcheggi a raso, inserendo la gestione della sosta all’interno di una strategia più ampia di smart city. I sensori, installati sotto l’asfalto o a livello stradale, rilevano l’occupazione degli stalli e trasmettono i dati a una piattaforma urbana centralizzata.
La sosta è così integrata con altri sistemi di controllo del traffico e dell’infomobilità, consentendo una visione unitaria dei flussi urbani. L’obiettivo non è solo indicare dove parcheggiare, ma ridurre il traffico parassitario e supportare le politiche di mobilità attraverso dati consolidati e continui.
Padova – smart parking come servizio di infomobilità
Padova ha adottato un sistema di smart parking basato su circa 1.600 sensori IoT con tecnologia LoRaWAN, installati nei punti più strategici della città. I dispositivi monitorano l’occupazione degli stalli blu e inviano i dati in tempo reale ai sistemi comunali.
Le informazioni raccolte sono integrate nell’app EasyPadova e nei servizi di infomobilità, permettendo agli utenti di individuare rapidamente i parcheggi disponibili. Il progetto punta a ridurre i tempi di ricerca della sosta e a migliorare l’esperienza complessiva di accesso al centro urbano.
Treviso – il progetto più consolidato
Treviso è considerata una delle città pioniere dello smart parking in Italia. Già dai primi anni 2010 ha attivato il sistema I-Park, basato su sensori interrati in ogni stallo in grado di rilevare la presenza del veicolo e trasmettere lo stato in tempo reale a una piattaforma centralizzata.
Il sistema ha consentito di migliorare la rotazione degli stalli, ridurre la necessità di controlli manuali e aumentare l’efficienza complessiva della gestione della sosta. Nel tempo, l’esperienza di Treviso è diventata un riferimento per altre amministrazioni interessate a soluzioni strutturate e scalabili.
Mantova – sperimentazione controllata
A Mantova la gestione intelligente della sosta è stata avviata attraverso un progetto pilota nel centro storico, con l’installazione di 66 sensori Bosch Parking Lot Sensor leggermente sporgenti dal manto stradale. I dispositivi segnalano in tempo reale la disponibilità dei posti auto e trasmettono i dati tramite rete LoRaWAN.
L’esperienza mantovana rappresenta un esempio di sperimentazione mirata, utile a valutare l’impatto della tecnologia in un contesto urbano vincolato, caratterizzato da elevata sensibilità architettonica e flussi turistici.
Reggio Emilia – sensori e riduzione del traffico da ricerca
Reggio Emilia ha adottato sensori IoT U-Spot 2.0 per il monitoraggio puntuale degli stalli di sosta. I dispositivi comunicano tramite LoRaWAN o NB-IoT, a seconda delle aree, garantendo flessibilità di copertura e continuità del servizio.
I dati raccolti alimentano i sistemi di infomobilità e consentono di ridurre il traffico generato dalla ricerca del parcheggio, con benefici indiretti in termini di emissioni e qualità della circolazione urbana.
Vicenza e Ascoli Piceno – infrastruttura digitale in costruzione
Vicenza e Ascoli Piceno non dispongono ancora di sistemi di smart parking su scala estesa, ma rientrano tra le città italiane che stanno costruendo le basi infrastrutturali della smart mobility. In questi contesti, i progetti si concentrano su piattaforme urbane, digitalizzazione dei servizi e integrazione dei dati, preparando il terreno per future implementazioni anche nel settore della sosta.
Si tratta di un approccio graduale, che privilegia la coerenza del sistema rispetto a interventi puntuali non ancora inseriti in una strategia complessiva.
Impatti e prospettive
L’adozione di sensori intelligenti non è solo questione tecnologica: comporta benefici concreti per cittadini e amministrazioni:
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Riduzione dei tempi di ricerca parcheggio e diminuzione del traffico;
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Minor impatto ambientale grazie alla minore circolazione dei veicoli;
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Maggiore trasparenza e controllo dei pagamenti e occupazioni;
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Dati in tempo reale per pianificare politiche della mobilità.
In Italia, l’adozione di sensori IoT nel settore della sosta resta ancora in evoluzione, con esperienze spesso concentrate in progetti pilota o aree specifiche. Ma con iniziative come quella di Roma e con l’integrazione sempre maggiore delle tecnologie digitali nei piani urbanistici, il futuro della sosta appare sempre più connesso, efficiente e sostenibile.
Verso il parcheggio del futuro
Lo stato della smart mobility in Italia, e in particolare della gestione intelligente della sosta, può essere definito oggi come una fase intermedia di transizione: le tecnologie sono mature, i casi di successo esistono, ma l’adozione resta disomogenea e frammentata.
Tecnologia matura, benefici misurabili
Sul piano tecnologico, i sistemi di smart parking hanno ormai superato la fase sperimentale. Sensori IoT affidabili, reti a basso consumo come LoRaWAN e NB-IoT, piattaforme cloud e integrazioni con app e sistemi di pagamento sono soluzioni consolidate e già operative in diverse città. I casi di Venezia, Trento, Padova, Treviso o Reggio Emilia dimostrano che il monitoraggio in tempo reale degli stalli è tecnicamente sostenibile, economicamente gestibile e in grado di produrre benefici misurabili in termini di rotazione, riduzione del traffico e qualità del servizio.
Il vero limite: scala e continuità delle politiche pubbliche
Il limite principale non è dunque la tecnologia, ma la scala e la continuità delle politiche pubbliche. In molte realtà italiane lo smart parking è stato introdotto attraverso progetti pilota circoscritti, spesso legati a singoli finanziamenti o bandi, senza un piano di estensione strutturale sull’intero territorio urbano. Ne deriva una mappa nazionale fatta di eccellenze locali ma priva di una vera omogeneità, con sistemi diversi, piattaforme non sempre interoperabili e livelli di servizio variabili da città a città.
Dal punto di vista gestionale, il parcheggio intelligente è ancora troppo spesso percepito come uno strumento di controllo o di enforcement, più che come leva strategica di governo della mobilità. Solo in alcuni contesti il dato raccolto dai sensori viene realmente utilizzato per ripensare tariffe, tempi di sosta, politiche di accesso ai centri urbani o integrazione con il trasporto pubblico. Dove questo salto culturale non avviene, il rischio è che la tecnologia resti sottoutilizzata rispetto al suo potenziale.
Il caso di Roma rappresenta in questo senso un banco di prova rilevante: per dimensione, complessità e numero di stalli coinvolti, il progetto Sospas potrebbe segnare il passaggio da una logica di sperimentazione a una gestione data-driven della sosta su larga scala. Il successo o meno dell’iniziativa dipenderà non solo dall’affidabilità dei sensori, ma dalla capacità dell’amministrazione di integrare i dati nella pianificazione urbana e nei processi operativi quotidiani.
La vera sfida: sistemi coerenti e orientati al servizio
In prospettiva, la vera sfida della smart mobility in Italia non sarà introdurre nuovi sensori, ma costruire sistemi coerenti, interoperabili e orientati al servizio. Il parcheggio intelligente può diventare un nodo centrale della mobilità urbana solo se inserito in una visione più ampia, che colleghi sosta, traffico, trasporto pubblico, logistica urbana e sostenibilità ambientale.
La tecnologia è pronta. La vera partita, oggi, non si gioca sui sensori ma sulla capacità delle amministrazioni di usare i dati per prendere decisioni: tariffe, rotazioni, accessi, integrazione con il trasporto pubblico. È su governance, interoperabilità e continuità degli investimenti che si misurerà il futuro della smart mobility italiana — e il parcheggio, da semplice servizio accessorio, può diventare una delle infrastrutture chiave della città contemporanea.

