Le Olimpiadi Invernali del 2026 rappresentano per l’Italia molto più di una kermesse sportiva; sono il banco di prova definitivo per il modello di mobilità intermodale su cui Milano e le aree alpine stanno investendo. In un evento distribuito su un territorio vasto e complesso, come delineato nel Masterplan Olimpico, la gestione dei flussi richiede una sinergia perfetta tra infrastrutture e nodi di sosta strategici. Tuttavia, il percorso verso l’inaugurazione è segnato da un acceso dibattito tra necessità logistica e sostenibilità territoriale.
La strategia “Park & Ride”: Milano come hub logistico
Il cuore del piano mobilità milanese si fonda sul potenziamento dei parcheggi di interscambio, in linea con il Piano Regionale della Mobilità e Intermodalità di Regione Lombardia. L’obiettivo è intercettare il traffico privato ai margini della città, specialmente nei nodi di Rho-Fiera e Milano Santa Giulia. In questo contesto, i parcheggi evolvono in Hub della Mobilità, dove la digitalizzazione della sosta diventa lo strumento fondamentale per evitare il searching traffic, integrando la prenotazione all’interno dell’ecosistema MaaS (Mobility as a Service).
Cortina e le Dolomiti: i parcheggi scambiatori “a valle”
Per l’area montana, la strategia punta a proteggere un ecosistema fragile. Un punto cardine è rappresentato dai decreti sulle “Opere Olimpiche” del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT). Tali decreti prevedono la creazione di parcheggi scambiatori a valle, progettati come filtri logistici per impedire la saturazione delle aree d’alta quota e obbligare il passaggio dell’ultimo miglio verso sistemi di trasporto collettivo o a fune.
L’Opinione del Tecnico: La sosta come filtro strategico
Abbiamo interpellato un esperto di mobilità sui rischi e le opportunità della logistica olimpica: “Il successo di Milano-Cortina non si misura dai posti auto realizzati sotto i palazzetti, ma dalla capacità dei parcheggi scambiatori di ‘filtrare’ il traffico privato a 50 km dai siti di gara. Se un tifoso arriva in auto a Cortina, il sistema ha fallito. I parcheggi devono agire come valvole di sfogo dotate di tecnologia per informare l’utente in tempo reale. […] La vera sfida è la gestione dell’ultimo miglio. Senza una regolarità dei servizi di collegamento tra aree di sosta e destinazione finale, l’utente preferirà rischiare l’ingorgo in auto.”
Le ombre del progetto: consumo di suolo e criticità ambientali
Nonostante la pianificazione, il “modello parcheggi” è finito nel mirino di diverse associazioni. Legambiente, nel suo report Nevediversa, ha espresso forti perplessità sulla realizzazione di nuove aree di sosta in contesti montani protetti. La critica principale riguarda il consumo di suolo: il timore è che infrastrutture dimensionate per i picchi olimpici si trasformino in “cattedrali nel deserto” una volta terminato l’evento.
Anche Mountain Wilderness ha sollevato dubbi sull’efficacia dei filtri a valle, sottolineando come la creazione di ampie spianate d’asfalto possa alterare permanentemente il paesaggio dolomitico senza risolvere il problema strutturale della viabilità sulla Strada Statale 51 di Alemagna, spesso soggetta a ingorghi critici.
Tecnologia e Legacy: una scommessa sul futuro
Per superare queste polemiche, la Fondazione Milano Cortina 2026 punta sulla tecnologia. Come evidenziato dagli studi degli Osservatori Digital Innovation, l’uso di sensori IoT per lo smart parking dovrebbe permettere una gestione dinamica dei flussi, riducendo l’impatto dei veicoli in cerca di sosta.
Il vero successo si misurerà sulla legacy. Se le infrastrutture di sosta, finanziate e normate dai piani olimpici, sapranno riconvertirsi in nodi per il turismo sostenibile post-2026, la sfida potrà dirsi vinta. In caso contrario, le criticità sollevate dai comitati locali rimarranno come monito su quanto sia complesso bilanciare le esigenze di un grande evento con la tutela di un patrimonio UNESCO.

