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31.03.2005 | Parcheggi.it

RITRATTO DI UNA MILANO INTERNAZIONALE A “TRASPORTIAMO”

Il convegno nazionale “Trasportiamo” chiude i battenti tracciando il profilo di un capoluogo lombardo sempre più all’avanguardia, nonostante la difficoltà a sviluppare in un sistema unitario le sue potenzialità. Un ritratto critico, a tratti, ma improntato all’ottimismo per il futuro ed alla volontà di fare della metropoli lombarda un nuovo modello europeo, fiero della sua modernità così come accaduto nel secondo dopoguerra.

Alla seconda sessione del convegno sono intervenuti Claudio Lui e Giacomo Biraghi, della Business Integration Partners, Luca Molinari, Editor della Casa Editrice Skira, Andrea Boschetti, Docente di ‘Progettazione Architettonica’ al Politecnico di Torino nonché architetto dello studio Metrogramma, Roberto Massetti, Direttore Generale ATM SpA, Salvio Vicari, Ordinario di Economia Università L. Bocconi. Moderatore è stato il giornalista Giuseppe Gallizzi, Presidente del Circolo della Stampa Milano.

Nel suo intervento d’apertura Claudio Lui ha evidenziato come la frammentazione di Milano, troppo spesso identificata quale punto di forza della città, ne possa invece paradossalmente rappresentare una debolezza, che pone la necessità di una visione globale, unificante e catalizzatrice delle sue potenzialità. La sfida, secondo Claudio Lui, è quella di ideare un piano di evoluzione urbana che coinvolga anzitutto il settore dei trasporti e che sia in grado di dare coerenza all’incongruità.
La mobilità ha un ruolo centrale in questo senso, in quanto, anziché porsi come un mero servizio, deve giungere a rappresentare il cuore dell’organizzazione del tessuto urbano, valorizzandone le “eccellenze” scollegate che oggi cercano e chiedono soltanto di essere ricomposte.
L’intervento di Salvio Vicari, intitolato “ Il futuro di Milano; fra visione ordinaria e progetto strategico” ha esordito con l’acuta osservazione relativa al fatto che oggi la geografia è morta.
Un’affermazione forte, paradossale, tesa a dimostrare che in realtà oggi è vero il contrario, visto che l’annullamento delle distanze geografiche causato dall’evoluzione delle tecnologie che caratterizza la realtà contemporanea riveste di fatto un ruolo centrale nell’organizzazione delle diverse attività.
Oggi ciascuna realtà economica, piccola o grande ( per esempio, una multinazionale), può scegliere a tavolino dove installare il proprio quartier generale, e ciò porta ad una forte concorrenza fra i luoghi per attrarre le risorse che portino sviluppo. Sviluppo che deve essere progettato, secondo un piano strategico. Vicari ha citato, fra le città europee oggi dotate di un piano strategico, San Pietroburgo, Praga, Barcellona, Siviglia, Londra, Stoccolma.
Dubbia è invece la posizione attuale, in questo senso, della città di Milano.
Se infatti, ciascuna di queste città “fa sistema” perseguendo ciascuna una diversa finalità (per esempio, diventare un punto di riferimento economico, culturale, politico) a Milano manca una visione condivisa da parte di quelli che dovrebbero essere gli attori del sistema: in primis enti ed istituzioni.
Questa lacuna è dimostrata, dati alla mano, da uno studio che mostra come il capoluogo lombardo abbia sempre minore attrattiva per i dirigenti di multinazionali interrogati su dove sceglierebbero di installare l’headquarter della propria attività.
Milano, tuttavia, ha tutte le carte in regola per dotarsi di un piano strategico: le condizioni perché ciò avvenga sono quella di imporsi un impegno politico, di condividere le responsabilità, di dotarsi di una pianificazione strategica e di implementare l’attività di comunicazione. Giacomo Braghi, con riferimento particolare all’aspetto della mobilità ha completato il quadro affermando che attualmente a Milano è necessario abbattere le barriere fra modi di trasporto e gestori.
Incoraggiante invece, in questo senso, l’esempio di Bologna illustrato da Franco Gazzotti, centrato sulla volontà di fare dell’autobus uno strumento di comunicazione positivo per la città. Per l’ATC bolognese la customer satisfaction rappresenta un elemento essenziale che ha portato sino ad oggi a risultati più che soddisfacenti: il 60% dei bolognesi è abbonato al servizio. Ma l’obiettivo, ambizioso, dell’azienda è quello di arrivare al 100% con attività di marketing sempre più mirate e realmente vicine ai cittadini.
Tornando alla situazione milanese, Biraghi ha evidenziato il fatto che, per far rientrare la mobilità in un progetto sistemico e coerente, è essenziale valorizzare i punti di forza già esistenti e non perdere mai di vista le esigenze degli utenti mediante un costante ed attento monitoraggio. Infine, facendo riferimento al settore dell’infomobilità, ha sottolineato come attualmente a Milano manchi un servizio (per esempio, un sito internet), in grado di riunire tutte le informazioni necessarie ad un utente che desideri pianificare un viaggio nei minimi dettagli.
Critico, ma interessante l’intervento di Luca Molinari, teso ad evidenziare la differenza fra la Milano attuale e quella degli anni Cinquanta e Sessanta, fiera propugnatrice di innovazione e modernità e ad invitare i milanesi ad innamorarsi nuovamente della propria città, condizione essenziale per rilanciarla nel panorama internazionale come metropoli efficiente ed all’avanguardia, cosa testimoniata da lavoro colossale proprio sulla costruzione del nuovo polo fieristico.

ALCUNI DATI D’ INTERESSE EMERSI DURANTE IL CONVEGNO

Dall’ultima indagine della Regione Lombardia è emerso che ogni giorno in Lombardia si muovono 5,7 milioni di persone che, complessivamente, compiono più di 15 milioni di spostamenti, di cui il 22% tra le 7 e le 9 del mattino, spendendo più di 7 milioni di ore.
Chi si muove compie quindi mediamente 2,65 spostamenti al giorno, impiegando circa 1 ora e 12 minuti.
Sempre secondo questa ricerca, la mobilità cambia a seconda delle zone.

Milano si conferma la città con il maggior numero di mezzi pubblici, che smaltiscono quasi il 50% del traffico locale, arrivando al 62% nell’ora di punta.
Se l’auto resta il mezzo di trasporto più utilizzato per la mobilità extraurbana (82%), il dato che più sorprende è che solo l’1,5% degli automobilisti interscambia con il trasporto collettivo. Dati significativi che, secondo il presidente di Atm Bruno Soresina, indicano chiaramente come i trasporti – pubblici e privati – siano una chiave trasversale per dare delle indicazioni precise sulle nuove modalità di vita cittadina, sia in una metropoli come Milano sia in una città di provincia di medie dimensioni.
“A Milano – ha sottolineato invece Roberto Massetti, Direttore Generale ATM S.p.A – il trasporto assorbe quasi il 50% della domanda, contro il 40% di auto e moto e l’11% di gente che si sposta a piedi o in bicicletta. Fuori Milano, invece, il mezzo privato prevale per l’85%, mentre la densità di veicoli/chilometri di Milano è molto superiore a quella delle altre province”.
Massetti ha ricordato anche come la provincia di Milano sia il principale attrattore, con il 44% degli spostamenti in Lombardia; di questi, il 90% ha origine e destinazione nella stessa provincia di Milano.

F. Solari