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22.08.2007 | Parcheggi.it

UN PARCHEGGIO SULLA CRESTA DELL’ONDA

Mai pensato ad un’Arca per le vostre quattro ruote? Le navi cargo che trasportano automobili non sono certo una novità, ma l’idea di Joachim Böhmer di utilizzare una chiatta come parcheggio rappresenta decisamente un’innovazione nel settore.

Il progetto di un inedito “parcheggio galleggiante”, scaturito dall’inventiva di questo brillante uomo d’affari, non è altro che il frutto dalla sua esperienza personale di automobilista alle prese con il quotidiano problema della carenza di posti auto, e, in particolare, dalle frequenti permanenze in città costiere, o comunque affacciate su un fiume o su un lago.

Pensando all’Italia, il progetto di Böhmer rimanda istantaneamente a città di mare particolarmente difficili in fatto di sosta: una su tutte, Genova.
Schiacciato tra mare e monti, il capoluogo ligure presenta una morfologia peculiare che si traduce in notevoli difficoltà nella circolazione delle auto e nella disponibilità di parcheggio; nel contempo si sta tuttavia affermando come sempre più appetibile sede di fiere e congressi, che, immancabilmente, attirano molti turisti. Non a caso, dunque, gli avveniristici progetti di ampliamento che dovrebbero a breve coinvolgere il polo fieristico genovese, sono stati tutti studiati in modo tale da sfruttare uno spazio ad oggi inutilizzato: il mare.

Ma veniamo ora a illustrare, per sommi capi, il progetto, che Böhmer ha chiamato Cityport Parking.
Il “modello base” del parcheggio galleggiante, connesso alla terraferma da due rampe d’accesso, è largo 18 metri, lungo 140 ed è in grado di ospitare 200 vetture. L’entrata e l’uscita principale si trovano sul ponte mediano della nave.
L’entrata, in particolare, è divisa in corsie, ciascuna delle quali conduce a uno dei diversi ponti della nave. Lo spazio sottocoperta è adeguatamente protetto da vento e acqua anche se, grazie alla presenza di boccaporti, la ventilazione è garantita. Tutti gli impianti deputati al controllo accessi si trovano invece a terra, e regolano le barriere e i sistemi per il pagamento del parcheggio. Ma non è finita: un impianto di videosorveglianza e la presenza di personale specializzato garantiscono agli automobilisti che decidano di sperimentare l’inedito parcheggio una sicurezza in più.
Il geniale progettista non ha tralasciato, infine, la comodità degli utenti, che, grazie a impianti tecnologici all’avanguardia, ricevono all'entrata indicazioni circa il posto libero più vicino.
E il design? Anche l'occhio vuole la sua parte, e Böhmer – c'era da aspettarselo - non l'ha dimenticato. Il CityPort Parking è luminoso, ha un aspetto accattivante ed è direttamente personalizzabile anche in fase di costruzione. Quanto alla sicurezza, infine, l'ideatore ha tenuto conto dei severi parametri odierni, sia per quanto riguarda la progettazione della nave, sia per quanto concerne i parcheggi. Gli scompartimenti del doppio fondo della nave, per esempio, sono stati concepiti in modo tale da scongiurare allagamenti; la sicurezza dei movimenti, a piedi e in auto, è garantita da percorsi adeguatamente illuminati; tutta la pavimentazione è antiscivolo. Inoltre, non solo gli automobilisti, ma anche l'ambiente circostante il parcheggio è protetto grazie a un impianto installato nelle sentine che evita la fuoriuscita in acqua di carburante.

Doveroso, a questo punto, un bilancio dei pro e contro che caratterizzano il progetto: indubbiamente una soluzione brillante, anche a livello di impatto estetico, al problema della carenza di spazio, soprattutto in zone come i porti, tipicamente molto animate. Quanto alla spesa necessaria per realizzarlo, certo non rischia di superare quella necessaria a costruire ex novo un parcheggio convenzionale.
Eppure, qualche nota dolente deve pur esserci: la tassa per l'ormeggio, innanzitutto. Che tuttavia, protraendosi nel tempo la permanenza della chiatta in porto, non dovrebbe risultare eccessivamente salata. Anche perché i ricavi senz'altro consentirebbero di attenuarla.
Quali dunque, gli altri motivi per cui il progetto Cityport potrebbe non prendere il largo?
Al riguardo, Böhmer appare deciso: a suo dire, la principale difficoltà potrebbe provenire dalla scarsa lungimiranza delle autorità municipali, che tendono generalmente a tenersi stretto ogni metro quadrato di molo. “Per la messa a punto di questo progetto, la cooperazione delle autorità è essenziale – ha commentato – . E' un dato di fatto che ogni giorno vengano prodotte nuove auto, ed è impensabile che l'allarme parcheggi sia risolto troppo tardi e senza alcun “ effetto collaterale”. Perché allora non guardare oltre l'orizzonte dei nostri porti e sfruttarne sensatamente le potenzialità?”.

Un invito che giriamo ai responsabili competenti con la speranza di semplici utenti automobilisti di ritrovarci… Tutti al mare, a parcheggiare!

Mace