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02.03.2020 | Parcheggi.it

HOMELESS: IN AUSTRALIA UN PARCHEGGIO DORMITORIO PER RIPOSARE E…RIPARTIRE

Negli ultimi anni è apparso sempre più chiaro come, oramai, definire certe strutture semplicemente “parcheggi” sia riduttivo: hanno sfilato sotto i nostri occhi parcheggi-musei, parcheggi-biblioteca e perfino parcheggi-alcova (avete presente i cosiddetti love parking?). Dall’Australia, però, arriva ora una notizia di quelle “buone” in tutti i sensi: quella di un parcheggio che è diventato un rifugio per i senzatetto.

Sono molte più di quanto non si immagini le persone che, per varie ragioni, si ritrovano a vivere per strada; o che lo scelgono. Una delle maggiori difficoltà che riscontrano nella loro vita quotidiana è quella di non riuscire mai a dormire come si conviene la notte: il freddo, la mancanza di un letto, ma anche il timore di venire derubati o aggrediti rendono il momento che va dal tramonto all’alba quello più critico, per certi versi drammatico della giornata.

Esistono, è vero, dormitori pubblici, ma spesso sono sovraffollati e pericolosi: è proprio partendo da questa riflessione che Beddown, un ente di beneficenza che ha sede a Brisbane, città situata nel Queensland, in Australia, ha deciso di sperimentare una nuova soluzione per venire incontro alle persone senza fissa dimora.

Anziché adoperarsi per la costruzione di nuovi dormitori, l’organizzazione ha deciso di sfruttare parcheggi vuoti, opportunamente attrezzati con materassi, per “convertirli” in posti letto destinati ai senzatetto della città: l’idea è nata da Normane McGrillivay, un cittadino di Brisbane il cui padre, senzatetto, morì a Londra negli anni Settanta. I risultati dell’iniziativa sono stati subito incoraggianti, e oggi Beddown progetta di estendere il programma a ben 600 parcheggi in Australia e in Nuova Zelanda.

Non è stato difficile pensare di utilizzare i parcheggi come dormitorio. McGrillivay ha avuto l’ispirazione una sera in cui, recandosi a un centro commerciale, ha notato come il parcheggio fosse pressoché vuoto: tutto questo spazio poteva e doveva essere utilizzato in maniera utile per i meno fortunati! Tanto più che sono ormai la maggior parte i parcheggi che offrono grandi spazi riparati, sicuri, spaziosi e puliti: perfetti, insomma, per accogliere alloggi “pop up” temporanei, che possono essere posizionati e rimossi in tempi rapidi.

Dall’idea alla messa in pratica del progetto il passo è stato breve, e Beddown ha deciso di coinvolgervi l’azienda che gestisce il garage, la Secure Parking, che ha accordato all’organizzazione la possibilità di effettuare un test di due settimane: a collaborare per la sistemazione dei letti “pop up” e il controllo degli occupanti sono invece intervenuti dei volontari.

Oggi il servizio nel parcheggio ai senzatetto risulta molto articolato: qui gli homeless possono trovare non solo un letto comodo, ma anche un medico, un’infermiera, un dentista e persino un parrucchiere, così come pure abiti e donazioni. Nel periodo di prova sono stati 41 i senzatetto che hanno usufruito del parcheggio-dormitorio, e i risultati di un sondaggio post pilota pubblicati su Instagram sono stati positivi.

Non solo: per alcuni homeless la possibilità di contare su un rifugio sicuro per la notte è stata una leva che li ha stimolati addirittura a riprendere in mano la propria vita. Riassaporare un assaggio di benessere ha spinto per esempio un ospite del parcheggio ad andare in rehab; mentre una donna, riconquistata la possibilità di un riposo degno di questo nome, è riuscita finalmente a trovare un lavoro, a dimostrazione di quanto da piccoli cambiamenti possano prendere vita svolte grandi e importanti.

Inutile dire che quella che arriva dalla Australia è una notizia “buona” in tutti i sensi, di quelle che dovrebbero funzionare da esempio anche per altri Paesi. In Italia, ad esempio, sono oltre 51000 le persone che non hanno una dimora fissa e che sono costrette a vivere in alloggi di fortuna, improvvisati su panchine e marciapiedi: secondo i dati Uecoop (Unione Europea delle Cooperative) 8 su 10 fra queste sono uomini, e in oltre la metà dei casi stranieri. Certamente per replicare un progetto analogo a quello australiano e venire incontro alle difficoltà che incontrano, soprattutto nella stagione fredda, sarebbe necessario un radicale lavoro di organizzazione in cui coinvolgere istituzioni, enti benefici e strutture di parcheggio: lavoro che esigerebbe una organizzazione degli spazi e delle persone non proprio semplice, e per il quale sarebbe essenziale, per prima cosa, allentare quei lacci burocratici che ancora troppo spesso, nel nostro Paese, mettono un freno anche a iniziative lodevoli e utili.