Istituiti nel 2021 dal Codice della Strada, i parcheggi rosa per donne in gravidanza e neo-genitori sono a oggi illegittimi
I parcheggi rosa, ossia gli stalli riservati a donne in gravidanza e neo-genitori, sono una misura di civiltà introdotta nel 2021 che rischia però di trasformarsi in una trappola amministrativa. Si tratta di un vero e proprio cortocircuito normativo che mette a rischio dirigenti e comandanti di polizia locale.
I parcheggi rosa sono ancora illegittimi
Il Codice della Strada (articolo 188-bis) ha istituito i parcheggi rosa e previsto le sanzioni per chi li occupa indebitamente (da 87 a 344 euro), ma l’assenza del regolamento attuativo statale rende illegittime le ordinanze locali e i permessi comunali.
Mancando una cornice legale certa, le singole iniziative degli enti locali hanno generato un sistema privo di fondamento giuridico esponendo le Amministrazioni a ricorsi e sanzioni per la violazione dei dati personali. Lo ha ricordato di recente Giustino Goduti, esperto in diritto amministrativo e normativa per la Pubblica Amministrazione (LINK: https://lapostadelsindaco.it/servizi-pubblica-amministrazione/49557/la-stasi-normativa-sui-parcheggi-rosa-).
La legge di istituzione ha delegato a un regolamento di esecuzione statale l’efficacia delle norme e la definizione delle caratteristiche grafiche e cromatiche omogenee della segnaletica sul territorio nazionale oltre che del modello unico e standardizzato del “permesso rosa”.
A oggi, questo decreto ancora non esiste e non risulta nemmeno in itinere. A nulla sono servite le circolari ministeriali per tamponare l’inerzia della macchina burocratica dello Stato: le circolari sono atti di indirizzo interno e non hanno alcun valore normativo. Senza un regolamento nazionale, nessun Comune ha il potere di inventarsi un proprio “pass rosa” o di multare gli automobilisti.
Caccia ai fondi e “fai da te” regolamentare
Nonostante la vacatio legislativa, i Comuni sono stati spinti a procedere d’autorità sui parcheggi rosa dalle comprensibili pressioni politico-sociali dei cittadini e dai contributi economici messi a disposizione dal governo con la legge di Bilancio 2021 per realizzare le piazzole.
Ecco allora permessi ad hoc, cartelli installati e anche le sanzioni. Occorre però ricordare che la sicurezza stradale è materia di competenza esclusiva dello Stato.
Parcheggi rosa e privacy
A complicare il quadro c’è la questione del Gdpr e della tutela della riservatezza: per rilasciare un “pass rosa”, i Comuni richiedono alle cittadine la presentazione di certificati medici attestanti lo stato di gravidanza. Si tratta di dati personali relativi alla salute il cui trattamento da parte di un ente pubblico è lecito solo e soltanto in presenza di una chiara base giuridica statale o europea.
Un regolamento comunale adottato in carenza di potere non costituisce in alcun modo una valida base giuridica. Risultato? Ogni richiesta di certificazione medica effettuata dai Comuni per questa finalità equivale oggi a un trattamento illecito di dati sanitari. Le conseguenze potrebbero pesare e parecchio sulle casse comunali tra sanzioni del garante della privacy e risarcimento danni a favore dei cittadini per violazione della riservatezza.
La responsabilità dei comandanti di polizia locale
In questa matassa burocratica attorno ai parcheggi rosa, il cerchio si stringe attorno ai dirigenti e ai comandanti di polizia locale. In virtù della separazione tra indirizzo politico e gestione amministrativa, la responsabilità tecnica degli atti ricade interamente su chi li firma.
Sottoscrivere ordinanze di viabilità illegittime o apporre pareri tecnici favorevoli a regolamenti comunali privi di copertura legislativa espone il comandante a responsabilità personali dirette.
La tutela di donne in gravidanza e famiglie è un dovere etico, ma le scorciatoie amministrative rischiano di trasformare un’opera di civiltà in un boomerang finanziario e legale per l’intera comunità.

